Buon viaggio, carissimi compagni di strada

Mi piace di più quando i viaggi cominciano, non quando finiscono. E la parola addio non è tra quelle che amo. Eppure il momento è arrivato. Ho un po’ di groppo in gola, ma sono qui, oggi, a dirvi che questo pezzo di storia è finita.  Abbiamo fatto la campagna elettorale più bella del mondo; e questa pagina ne è stata uno specchio fedele. Abbiamo registrato ogni giorno, per un lungo anno, i nostri appuntamenti; abbiamo mantenuto con costanza il nostro diario di bordo; abbiamo raccontato luoghi, persone, sentimenti, emozioni. Tutto è qui dentro, in queste pagine… e vi confesso che mi capita ancora di andare a ritroso, a rileggere i frammenti di quell’incredibile avventura che abbiamo costruito. È un capitale enorme, è la nostra memoria, è la nostra vera ricchezza. È stata anche la nostra gioia. Continua a leggere »

E anche questa è fatta

Adesso mi sento molto meglio: non sono più solo. Che gioia, oggi, in sala Alessi, mettere la parola fine a un pezzo di storia e la parola inizio a un’altra. Ancora più grande, ancora più importante. Dobbiamo fare un ultimo sforzo, domenica e lunedì, per andare a votare ai referendum. Quelli nazionali e i nostri, milanesi, che sono importantissimi per darci indicazioni e per dirci quale direzione secondo voi dobbiamo prendere, miei cari milanesi. E poi, da martedì, tutti a testa bassa a lavorare per realizzare i nostri progetti, per tradurre in realtà i nostri sogni. Se mi guardo indietro quasi non posso crederci…
Continuo ad incontrare persone che mi dicono cose commoventi del tipo “il cappuccino a Milano è più buono, “Milano è più bella”, “che fortuna vivere nella nostra Milano”. E vado con la memoria a undici mesi fa, quando siamo partiti come dei donchisciotte, additati come quelli che si mettevano in marcia contro i mulini a vento, avanguardia di un esercito che chiedeva ai suoi soldati due sole referenze, passione e speranze. Se c’è una cosa di cui non smetto di stupirmi è come sia stato possibile, tutti insieme, sdoganare alcune parole; portare nel lessico politico, ad esempio, la parola felicità. No, non è da visionari immaginare che la buona politica debba avere tra i suoi obiettivi anche la felicità. Lo dicono gli studi dell’Ocse, oltreché la nostra personale esperienza: compito della politica è alleviare la fatica del vivere, armonizzare il tempo del lavoro con quello della vita. E’ questa la direzione che noi abbiamo preso, e siamo orgogliosi di sapere che siamo davanti a tutti.I nostri dodici assessori lavoreranno per questo, per rendere la nostra città più facile, meno nemica, più accogliente, affettuosa. Ci saranno da affrontare problemi pratici, e le competenze di ognuno saranno in grado di farlo: ma sappiate che a palazzo Marino, da oggi, avete tredici amici. Il sindaco e la sua giunta sono a vostra disposizione.
Buon viaggio, cari milanesi. Buon viaggio a tutti noi.

Primi passi dentro le istituzioni

Non sono le medaglie sul petto dei generali, i pennacchi dei carabinieri, la passatoia rossa che copre i lastroni di piazza del Duomo. Non è neppure la mia fascia tricolore, che temo di non essere bravo a sistemare, sopra la giacca e la cravatta. E’ qualcosa d’altro. Di più impalpabile. Quelli sono solo segni esteriori. Che magari ci sembrano anche inutilmente pomposi. Ma quanto sta accadendo è davvero una marcia dentro le istituzioni. I miei primi passi. A Milano, almeno.

Non è la prima volta, certo. Sono stato presidente della commissione giustizia alla fine degli anni ’90 e sentivo forte già allora, una vita fa, la responsabilità del ruolo e il rispetto fortissimo per la carica.

Oggi, però, è qualcosa di più grande ed è qualcosa che chiama in causa tutti noi, non solo una persona. La straordinaria vittoria che abbiamo raccolto alle elezioni, nata da una partecipazione diffusa, da un vero bagno di democrazia, ha messo sulle spalle di ognuno di noi la responsabilità del bene comune. Il destino di Milano è nelle nostre mani, questo è un impegno che dobbiamo sentire e onorare.

Credo che sia necessario cambiare modo di ragionare, perché ora non siamo più una minoranza appassionata; ora siamo la maggioranza e tocca a noi governare. Ricevo biglietti ed email piene di nostalgia: nostalgia dei momenti eroici della campagna, degli incontri festosi dove ci scoprivamo più di quanti pensassimo, dove l’aria elettrica che respiravamo ci diceva che ce l’avremo fatta… Lo capisco, ma è come se un adulto si fermasse ad avere nostalgia di quand’era solo un bambino. Noi siamo diventati adulti e questa è una condizione meravigliosa: noi, se saremo capaci di continuare ad essere noi stessi, cambieremo davvero questa città, finora lo abbiamo solo immaginato… adesso possiamo agire per cambiare, e questo è davvero un compito eccelso.

Io continuerò a portare avanti il progetto che ci ha fatto stravincere: mettere insieme le forze migliori senza steccati, con all’orizzonte un unico obiettivo e cioé il bene comune. Questo è quello che mi ha chiesto la città e questo mi sta chiedendo ancora la maggioranza dei cittadini. Nelle parole di una signora, proprio stamattina in piazza del Duomo, che mi ha abbracciato e mi ha detto: “Sindaco, la prego, non molli e non cambi“.