Mi cambiavo per uscire, per andare alla festa che il Cam aveva organizzato per me. C’era un’atmosfera così allegra, che forse ho anche esagerato. Io, che gli amici mi prendono in giro perché dicono che non so ballare, ho ballato tutta la sera. Perfino, e Maria, un’amica che mi segue dall’inizio della campagna elettorale dice che ero perfetto, la tarantella. Ma prima di andare in corso Garibaldi, ho fatto un giro di canali in tivù e sono capitato su Fabio Fazio e sui 27 modi per dire <omosessuale>. Mi avevano appena raccontato quello che è successo ieri mattina alla Fiera di Milano, là dove c’é la conferenza sulla famiglia: dentro parlavano dell’ unica famiglia che <loro> riconoscono, quella <fondata sul matrimonio ai fini della procreazione>. Fuori c’era un pezzo di realtà. Nicolino: <Io sto con il mio dolce Enrico da trentaquattro anni, ormai ci sopportiamo come due vecchi coniugi>. Ileana, di Agedo, l’associazione dei familiari degli omosessuali: <Non è difficile avere un figlio gay. Tu lo elabori, ma ti resta la paura per quello che c’è fuori>.
Avrei voluto essere con loro, ieri mattina, quando hanno manifestato. E dire loro che a Milano, quando diventerò sindaco, le cose cambieranno. Il registro delle unioni di fatto sarà il primo passo per riconoscere i diritti a tutti i cittadini.