E’ arrivata la primavera, ed io, per darle il benvenuto, ho voluto andare in uno dei posti di Milano più adatti ad accogliere la stagione del cambiamento e della nuova fioritura, speriamo in tutti i sensi. La prima vera scelta per cambiare Milano era stato uno dei nostri primi slogan… ricordate? Dunque, eccomi al Bosco in Città, enclave boschiva nella nostra città grigia ed inquinata. Il Bosco in Città è uno degli ultimi spicchi di Milano, a due passi vedi il Gallaratese e intanto tu sei lì, proprio in un bosco! Te ne accordi già da come respiri: l’aria sembra davvero pulita. E pensi a come siamo poco abituati a valorizzare le nostre ricchezze: siamo a poco più di un quarto d’ora dal centro della città, alla fine di via Novara, ed ecco quest’area deliziosa, che il Comune ha dato, ormai da quasi trent’anni, in gestione a Italia Nostra. Non sono un esterofilo, ma questo angolo di Milano sembra un pezzo di Londra, quella di Hampstead, dove le persone vanno a fare il pic nic e a rilassarsi.
A proposito di Londra: Susanna Magistretti, che al carcere di Bollate ha aperto una cooperativa sociale con i detenuti e che è una maestra del verde, mi ha aiutato a raccontare cosa faremo quando sarò il sindaco di questa nostra bellissima città. Porteremo la democrazia anche nelle aiule, e non mi sembra male, come slogan: pensate, se gruppi di cittadini fossero aiutati ad occuparsi del <loro> verde, non sarebbe più facile farlo sentire come un patrimonio di tutti?
Il mio pomeriggio è poi stato un tour per televisioni: Lombardia Channel, Telereporter… Non sono un appassionato di tv, ma certo la televisione è il mezzo che ti porta anche nelle case di chi non può o non vuole uscire. Anche se devo ripeterlo: a me piace di più il contatto diretto con le persone. Mi piace ascoltare, non solo farmi sentire.
Come è accaduto ieri sera, al Teatro Elfo Puccini, dove molti mi hanno commosso raccomandandomi: dobbiamo farcela, ce la metta tutta, lei è la nostra speranza di cambiare. All’Elfo Ottavia Piccolo dava la prima del suo nuovo spettacolo, quello sulla giornalista Anna Politkovkaja, e sono stato molto felice di riuscire ad esserci. Ottavia era bellissima. Una camicia larga di seta bianca, un paio di pantaloni senza forma color ecrù, i capelli corti e grigi. Ho pensato che la bellezza è proprio quella cosa lì: l’essenziale, la naturalezza che ti fa vedere cosa c’è dentro le persone e dietro le loro facce. E ho pensato a come è grande la differenza con un altro modello di bellezza. E poi è bravissima, in scena solo lei e un’arpista a raccontare la storia di una donna che con la sua vita e la sua morte ha lanciato un messaggio forte: la giornalista Politkovskaja non poteva schierarsi, ma non poteva nemmeno sottrarsi. Raccontare era semplicemente il suo dovere, qualunque fosse il prezzo.  Una grande lezione: ognuno di noi, il suo dovere, deve portarlo fino in fondo.