Scavallato il venerdì 17, eccoci a un sabato di pioggia, di autunno incipiente, di melanconia. Mamma mia, non mi pare vero che un’altra settimana sia finita. E fa dieci, di questo nuovo contatore della mia vita: dieci settimane da candidato alle primarie. Ieri, al Circolo della Stampa, mi sono commosso. Non sono un sentimentale, ma l’affetto di un uomo come il procuratore Gerardo D’Ambrosio, adesso deputato deluso del Pd, non mi ha lasciato indifferente. Nè ho ascoltato senza emozione l’intervento di Vittoria, la ragazza che era sul palco. Forse l’aveva preparato come insegnano gli speechwriter: dì delle cose che colpiscono il cuore. Ecco, gli interventi di quelli che ieri sono venuti a riconfermare la voglia di avere me come candidato sindaco, miravano tutti là, al cuore. Il risultato è che sento ancora più forte il dovere di non deluderli. Per tutti loro devo farcela a diventare lo sfidante di Letizia Moratti. Ma per arrivare a questo devo prima farcela a vincere le primarie. Stamattina presto mi ha chiamato un amico. Caro Giuliano, mi ha detto, ottimo l’incontro con i tuoi sostenitori, ma dovete mirare meglio l’ obiettivo. Sono tutti talmente entusiasti, che si comportano come se la gara fosse già tra te e la Moratti. Invece, no: per sfidare la signora Letizia e dare quella svolta di cui Milano ha bisogno, per rompere con tutti i vecchi, vischiosi, legami, prima devi vincere le primarie. Ha ragione. Per battere la Moratti bisogna arrivare a gareggiare con lei. E per arrivare al nastro di partenza con lei, bisogna spiegare ai milanesi che ci sono tre concorrenti e che saranno le primarie e decidere quale sarà IL candidato. Il mio amico Gianvi ha ragione, adesso lavoreremo su questo.
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