Che notte, stanotte! Ho finito di lavorare alle due. Avevo convocato alcuni dei miei collaboratori – a casa, non perché faccio come fa la Moratti, ma perché mi sentivo un po’ così – per discutere della nostra prossima campagna affissioni. Stiamo lavorando, l’avete letto: i comitati sul territorio, l’Officina per la Città, il nostro quartier generale che sembra una fabbrica con decine di persone al lavoro… Adesso è ora di pensare anche ai muri. Sì, di mostrare la faccia e di spiegare che è cominciato il conto alla rovescia per cambiare il sindaco della città. Finita la serata, la notte, però, è stata un incubo. L’unica soddisfazione è che l’influenza, anche questa forma terribile che ti stende, è democratica: a letto c’è mezza Milano. E anch’io ho dovuto capitolare.

La giornata era pienissima: avrei cominciato con un incontro alla Camera di commercio, insieme a Savino Pezzotta, per la presentazione di un libro che avevo letto con grande interesse. Poi ci sarebbe stato l’appuntamento con <legalità, una parola da cui ricominciare> al Teatro Litta, presenti Walter Veltroni e Gherardo Colombo. E il Litta per me è un luogo particolare… è il punto di partenza della nostra avventura. In serata avrei salutato Oliviero Diliberto, in trasferta per una serata milanese. Bene: ho passato la mattina a disdire gli impegni. E sapete già quanto mi costa.

E’ ora dell’antibiotico, scusate. E poi anche scrivere semplicemente i miei pensieri, con il febbrone, è un compito arduo. Rischio di dire delle stupidaggini… è meglio che mi rimetta a dormire.