Bentornati? Magari. Invece siamo tornati malissimo: taglio di più di mille cattedre, precari rimasti senza lavoro, studenti ammassati in aule stracolme, bambini che non avranno più il tempo pieno, maestre che dovranno scoprire il dono dell’ubiquità, studenti alle prese con i nuovi programmi della Gelmini. A Milano l’esercito degli studenti è fatto di più di 400 mila ragazzi: auguri a loro, e alle loro famiglie. Ma questo è un ritorno da mettere i brividi.
Qui, simbolicamente, voglio mettere anch’io il mio palloncino: il sito Retescuole.net invita genitori e insegnanti ad appenderne uno all’ingresso di ogni istituto che abbia subito dei tagli. Noi i tagli non li vogliamo. Non vogliamo che la scuola pubblica sia indebolita per dare lustro a quella privata. Non vogliamo che chi può pagare abbia un’istruzione adeguata e che gli altri si arrangino.  Un po’ di anni sono passati, ma quando a scuola andavo io, il primo giorno era un dramma solo perché segnava la fine delle vacanze. Noi eravamo sette fratelli e la mattina uscivamo tutti insieme, a volte sulla Multipla di mio padre, con i nostri grembiuli e la cartella di cuoio. Per mia madre il primo giorno di scuola era il giorno della liberazione: finalmente tutti fuori di casa. Erano gli anni in cui tutti – senza differenze di classe, di censo, di religione – andavano alla scuola pubblica.
Quella è la strada che dobbiamo riprendere, dobbiamo migliorare la scuola di tutti, non trasformare l’istruzione in un privilegio di pochi.