Leggo i giornali la mattina presto, prima che la mia giornata cominci. Non ero un mattiniero, ho sempre preferito lavorare fino a tardi la notte, ma in questo periodo non mi serve la sveglia. Alle sei sono in piedi. Mi faccio il primo caffé della giornata e accendo l’Ipad. Leggo e ogni giorno di più mi convinco che bisogna rimboccarsi le maniche, che in questa città c’è tanto da fare. Allarme mafia a Milano, con il presidente dei costruttori che dice <sta saltando il banco>. Stangata sugli affitti delle case del Comune, con ventitremila famiglie che dovranno trovare nei loro bilanci fino a 150 euro in più al mese. Scuole chiuse per le vacanze e famiglie nel panico: dove sistemiano i bambini? Sono argomenti che conosco, fare il candidato sindaco è come fare il cronista di frontiera. Solo in questi ultimi giorni, me li hanno raccontati al Gratosoglio, dalle parti di via Anfossi, al quartiere Mazzini, in piazza Selinunte, a Bruzzano…  Me l’hanno raccontato le mamme e gli operai; i pensionati e chi cerca lavoro. I giovani e gli anziani.
Poi però leggo anche altro: aperture di pagina sulle liti nel Pdl; a partire da qui, dibattiti incandescenti sui massimi sistemi, come la giustizia e i temi eticamente sensibili… Questioni delicate, importanti a Milano come a Canicattì; eppure, in questo contesto, fuori tema. E così davvero, sempre più, mi convinco: dobbiamo vincere, perché dobbiamo smettere di fare le crociate ideologiche e dobbiamo prendere in mano il destino di Milano. E’ qui, sul futuro della nostra città, che dobbiamo giocare la partita. Sulle buche nelle strade e sullo sviuppo di una nuova economia. Noi, tutti insieme, siamo pronti.
p.s. Stasera, se ce la faccio, passo dalla mia nipotina. E’ l’ultima dei piccoli rimasta. Mi ha chiesto se anche quest’anno la aiuto a pitturare le uova e ha proposto di usare il colore arancione: Giulio, mi ha detto, è il tuo colore!