Sveglia presto, ma tardissimo rispetto agli altri giorni, lettura dei giornali e poi incontri, mercati, feste di quartiere, feste di quartiere, mercati e incontri.

Ieri sono stato all’Isola per parlare, assieme ai cittadini di quella zona del futuro di uno dei quartieri più caratteristici di Milano, che in questi anni sta vivendo una totale trasformazione.

Devo ammettere che prima dell’incontro ero un po’ preoccupato, conoscendo il grande malumore che serpeggia nel quartiere verso la scellerata situazione in cui i suoi abitanti si sono venuti a trovare. Invece l’assemblea si è svolta in un clima molto piacevole e costruttivo, e lasciandola riflettevo che basterebbe che ogni persona presente ai dibattiti riuscisse a convincere un solo indeciso o scontento e la vittoria sarebbe davvero a portata di mano.

Dopo l’Isola sono stato ad Affori, dove si festeggiava Villa Litta. Il clima quasi estivo e l’atmosfera domenicale mi hanno rilassato e, allo stesso tempo, reso felice e fiducioso.

Anche ad Affori, così come in tutto il resto della città, mi hanno colpito due cose su tutte.

Innanzitutto l’aria di novità che si respira anche solo passeggiando al mercato: le strette di mano sono calorose, gli in bocca al lupo sono sinceri, si avverte la voglia di ritornare a vivere in una città sorridente. Un’altra costante di tutti i quartieri in cui sono stato recentemente è l’enorme spreco di edifici: solo oggi ho visto, nei dintorni di Villa Litta, tre palazzi abbandonati, che potrebbero, in breve tempo, diventare di nuovo agibili e in grado di essere centri di aggregazione per gli abitanti della zona.

Mi ha fatto sorridere, poi, la differenza fra il banchetto con i nostri ragazze e ragazzi, alla buona, tanti palloncini, musica e biscotti da offrire ai passanti, e quello giusto di fronte.

Sembrava il balcone di una stanza di un villaggio turistico di medio livello, i “volontari” impettiti con le loro magliette perfette e il sorriso forzato.

Provate a indovinare di chi era…