Mi hanno telefonato alla fine della mattinata, avevo appena salutato Francesca Floriani, presidente dell’Associazione Amici della Fondazione Floriani e gli altri amici che lavorano nel terzo settore, e l’entusiasmo della voce al telefono mi ha fatto venire un’ondata di tenerezza.

Il colloquio era stato toccante. Passo spesso in viale Piave, davanti alla mensa dell’Opera San Francesco e vedo bene, coi miei occhi, chi c’è in coda ad aspettare un pasto caldo. La povertà non è qualcosa di lontano, che tocca altri, che a noi non ci lambisce. Non è solo un affare da emigrati; la precarietà l’ha fatta piombare anche tra noi. Suor Anna Maria Villa lavora all’Opera,  e tutti i giorni vede quello che tutti noi ormai sappiamo bene, ma vediamo ogni tanto e magari cerchiamo di dimenticare. Ogni giorno, ha raccontato, i volontari distribuiscono 1.700 pranzi e 1.300 cene. Lei, che è un medico, dirige il poliambulatorio dove, dal 2005 ad oggi, le cartelle sono diventate 38mila: passa di qua chi non ha il servizio sanitario nazionale e 168 medici curano persone di 126 nazioni. Il nostro tentativo, ha detto, è quello di rispondere ai bisogni reali della persona. Una semplicità disarmante. Cosa importa da dove viene una persona, che documenti ha in tasca, se il suo problema è di avere fame?  Dar da mangiare agli affamati… Lo fanno in tanti, c’era anche Alessandro Giachi della Società di San Vincenzo, c’erano rappresentanti della Casa della Carità, e lo fanno con la beneficienza dei privati. Sotto Natale passo ogni anno in Sant’Angelo, porto un prosciutto, il parmigiano, pacchi di pasta. Spero di diventare il sindaco di Milano perché da sindaco potrò fare di più. E lo farò insieme alle persone che ho incontrato stamattina perché il terzo settore – cooperative, associazioni sociali, Onlus, Ong – è una ricchezza inestimabile. Bisogna che queste associazioni diventino un interlocutore vero, che il Comune le valorizzi e riconosca la ricchezza inestimabile del loro lavoro.

La voce, allegra, fresca, arrivava dalla sede del mio comitato elettorale. Abbiamo riempito il frigo, mi hanno detto. E’ tutto pronto per domenica, abbiamo fatto arrivare il prosecco da Valdobbiadene, quello buono, raccomandato da Slow Food. Festeggeremo, dobbiamo prepararci, avete ragione. Quello che è accaduto in questi mesi è davvero un miracolo. A cominciare dalla sede, dove io non riesco mai ad andare, sono sempre in giro, ma dove so che ogni giorno ci sono decine di persone che hanno preso le ferie per lavorare alla nostra campagna elettorale. Roberto, a dicembre, se ne andrà in una banca a Londra, sta consumando qua il suo mese di vacanza. Prima di partire, ripete, voglio essere tranquillo. E’ sua, la voce. Giuliano, voglio essere tranquillo per il mio futuro, voglio sapere che la mia città avrà un sindaco come te.