Istruttiva serata sulle poltroncine di Telenova.
Mi avevano invitato a parlare della situazione politica nazionale, del bailamme ormai senza esclusione di colpi tra le varie anime del Pdl, dell’estenuante thriller, per il momento con finale aperto, che ha per protagonisti Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. Sono stato in dubbio se accettare l’invito, perché adesso il mio impegno è un altro: voglio diventare il sindaco di Milano e quello che accade qui, quello che serve per la buona amministrazione di questa nostra città, poco ha a che fare con le beghe della politica nazionale. Poi però ho detto sì, e non mi sono pentito.

La serata, dicevo, è stata davvero istruttiva. Spero lo sia stata per tutti, anche per quelli che in buona fede avevano votato per il centrodestra.
Allora: c’era il sottosegretario Daniela Santanché che saltava al collo, mirando alla giugulare, del collega di partito senatore Giuseppe Menardi, uno di quelli che saranno a Mirabello, ad ascoltare il verbo di Fini. Un gentiluomo vecchio stampo, al quale però è scappato di dire una cosa gravissima: e cioè che lui, in Parlamento, a volte ha votato contro la sua coscienza solo per disciplina di partito. Poi c’era Dario Galli, della Lega, presidente della provincia di Varese, che sembrava divertirsi un mondo a vedere i suoi due alleati – sono al governo insieme! – beccarsi in combattimento.
Il governo del centrodestra, insomma, è davvero finito. Come è possibile immaginare di governare insieme il Paese quando tra compagni ci si tira calci alle caviglie? Quel che si è visto a Telenova è quello che succede a Roma.

E a Milano?
Purtroppo succede anche qui.  Bisogna davvero cambiare.  Sindaco e modo di amministrare.
E per piacere non venite a dire che la Moratti ha fatto buone cose: ne aveva promesse cento; ne ha fatte solo due (il bike sharing e l’Ecopass) e le ha lasciate a metà.
Aprire le finestre, via. È ora di cambiare aria.