Se c’è una colpa che posso dare a mia madre è quella di non avermi insegnato a mangiare di tutto. A casa mia, da bambino, c’erano sempre o cotolette o frittata, gli unici piatti che la mamma – eravamo sette figli! – preparava per noi. Così la verdura, ad esempio, non l’ho mai mangiata. E’ un blocco di principio, più che di fatto. Perché, per esempio, la parmigiana mi piace da morire, ma non chiedetemi se voglio un contorno di melanzane, risponderei subito di no. Eppure ieri sera, al Tempio d’oro, là dove la zona 2 ha organizzato per me una cena elettorale, ho capito che col tempo si migliora. Che ricordi, in quella trattoria di via delle Leghe. Era la sede dell’associazione Italia-Nicaragua e una volta, quando io ero ragazzo, c’era Renato; adesso ha passato il testimone a suo figlio Maurizio. Che aveva sette anni, mi ha detto, quando io ero spesso là. Dunque, ieri sera, mi ha servito: caponata siciliana, un sigaro filippino con un ripieno di cavolo cappuccio e carote, brick tunisino che è una sfoglia di acqua e farina ripiena di patate, prezzemolo e cumino. Ho mangiato tutto, e che piacere. Ma giuro che se me lo avessero detto prima, non mai avrei creduto di gustare del cavolo e delle carote.

A proposito di cose buone da mangiare. Domenica, a pranzo, ero al MAM, la sede della Mutua Alleanza Milanese. Barbera dell’Oltrepo, lasagne e arrosto con le patate. Il cibo era ottimo, ma il posto lo è ancora di più: è una cooperativa nata nel 1905, quando c’erano gli operai della Borletti e della Galileo Galieli. Sono 432 soci, 136 famiglie. La Cooperativa è nata come luogo per ritrovarsi, in piazza Piemonte, in una sede dove c’era un grande camino e la domenica pomeriggio si facevano le caldarroste. Stare insieme vuol dire fare progetti, e allora i soci della MAM, era il ’24, hanno deciso di costruirsi insieme una casa.  E’ quella di via Trieste, dove adesso c’è la loro sede; ancora un posto dove ritrovarsi e stare insieme. Un posto di altri tempi: le pareti verdine, il perlinato, il bancone del bar come una volta. E tante persone che hanno in questo luogo un punto di riferimento. Antonio Del Sole, il presidente, dovremmo assumerlo per il nostro staff. E’ efficace e diretto. Domenica, ha detto, dovete andare tutti a votare; portate il certificato elettorale; sul sito trovate le sezioni; scegliete un’ora qualsiasi tra le otto del mattino e le otto della sera.  Lui, che è di Campobasso, se la ricorda bene la vecchia Milano: fino al ’67, nella cooperativa, non accettavano i meridionali. E non è solo per questo che capisce quanto sia assurdo come ci comportiamo noi oggi con gli stranieri. Quella dell’esclusione di chi viene da fuori è la Milano che non vogliamo più. E quella Milano, con me come sindaco, è destinata a sparire. Tra un anno, una domenica a pranzo, ci racconteremo: ti ricordi quando, se avevi la pelle nera, a Milano, non ti volevano?