Già il nome <Libreria del mondo offeso>, è una promessa. E ieri sera, quando sono entrato nel cortile che è al numero 50 di corso Garibaldi, è stato come entrare in un sogno. Il posto è piccolo, allegro, le pareti coperte da manifesti di film storici, zeppo di libri di tutti i generi e di tutto il mondo. Ero lì per incontrare i miei sostenitori di Zona 1 e per parlare di quello che vogliamo fare per dare una svolta a Milano. Ci ho messo un po’, però, per entrare nello spirito pratico del dibattito. In mente mi risuonavano le parole del bellissimo libro di Carlos Ruiz Zafón, L’ombra del vento: <Ogni libro, ogni volume, possiede un’anima… e quando una libreria chiude i battenti quando un libro si perde nell’oblio, noi facciamo in modo che arrivi qui. Qui i libri vivono per sempre>. Quel cortile di corso Garibaldi sembra proprio la biblioteca dei libri dimenticati di Zafón.

Forse il luogo è così magico perché si sente l’amore di Marco e Laura, i due proprietari. E si sente l’eco del miracolo che hanno realizzato: fino a due anni fa, lì, nel cuore della vecchia Milano, dentro quello spazio coi soffitti bassi, c’era uno showroom di scarpe. Una storia da non credere: nella città cannibalizzata dai negozi di moda, nella città dove le piccole librerie sono costrette a chiudere una a una, schiacciate dai prezzi degli affitti troppo alti e dalla concorrenza dei megastore,  Laura ha fatto una piccola rivoluzione e aperto la sua libreria. Fantastico. Allora è vero che invertire la rotta è possibile.

Le sale erano stracolme, e so che c’è chi si è lamentato perché non trovava una sedia libera e non sentiva bene le parole degli interventi. Devo fare le mie scuse, ma devo dirvi che è stata anche la prova di una partecipazione inimmaginabile: ho visto persone di ogni età, da gloriosi professori universitari a medici di fama; da signore che hanno scelto di usare il tempo di una loro serata per venire a discutere di politica, a tanti ragazzi giovani. Il segno concreto di una voglia di partecipazione che avevamo dimenticato. Abbiamo discusso, e ci siamo anche divertiti. Quando Marco, che è romano,  mi ha esortato alla Nanni Moretti – <Giuliano, dì qualcosa di sinistra!> –  Paolo il maestro, uno dei miei più cari collaboratori, ridendo, lo ha zittito <Nun c’ha à fa>.

Invece ce la faremo. Anche a proporre e realizzare qualcosa di sinistra. Se le pari opportunità per tutti e una città dove si vive meglio e più liberi, sono qualcosa di sinistra, questi saranno cambiamenti che faremo. Io spero di essere quello che tutti mi stanno chiedendo con il loro entusiasmo: la persona che potrà ridare Milano ai milanesi, il sindaco che invertità la marcia di questa città stanca e delusa.

A proposito di auspici, comunque, abbiamo cominciato bene: a metà serata, un temporale ha squarciato il cielo ed è scesa tanta acqua da allagare la via. Per gli allagamenti ci penseremo: è intollerabile che un temporale metta fuori uso una città del primo mondo. Per il resto, ringraziamo: pare che non solo la sposa, ma anche il sindaco bagnato sia sindaco fortunato.