Sono andato in un posto che sconfessa le certezze dei libri di storia, un posto dove la Liberazione è arrivata il 24 di aprile, non il 25! Avevano così tanta fretta, a Niguarda, che sono insorti un giorno prima, e che un giorno prima hanno cominciato a costruire la democrazia. Un poco si vede: il circolo dove ho incontrato il comitato della zona 9  si chiama la Casa di Alex e sembra una vecchia osteria di paese, con la sala da ballo, il giardinetto, lo spazio, insomma, per trovarsi e fare insieme qualcosa. Ai primi del ‘900, quando una coooperativa – la Prato Centenaro – ha costruito i palazzi, ci abitavano gli operai della Pirelli, della Face Standard, della Carlo Erba. Passo dopo passo, con fatica e con sacrificio, riuscivano a costruirsi un futuro. La certezza del lavoro voleva dire poter pensare alla casa, a far studiare i figli. Soprattutto voleva dire poter guardare con fiducia alla vita. Con le loro mani, quelli della cooperativa, hanno tirato su questo circolo, che fino a pochi anni fa si chiamava circolo Ancora e che è sempre stato il posto del tempo libero, della socialità. Il martedì e il giovedì, c’è lezione di ballo. Antonio, che insegna a ballare, mi ha minacciato: dice che devo imparare, che fa stare bene, che dà allegria. Gli ho promesso che dopo che avrò finito questo tour de force per diventare sindaco, ci penserò, ma solo che ci penserò: questa è una delle poche promesse che non mi sento di fare, perché non sono affatto sicuro che potrò mantenerla.

Le altre, invece, sono sicuro di poter mantenerle: sono sicuro che con me sarà possibile far tornare Milano una città che sa garantire il futuro. Una città dove uno ha voglia di andare perchè offre opportunità, occasioni, lavoro, divertimento. Una città aperta. E lo dico proprio pensando a questo posto, e a questo circolo: non sarò io quello che farà costruire i grattacieli, magari bellissimi, ma anonimi e gelidi. La mia sarà una città affettuosa. Con posti come questo, dove le persone possano conoscersi, stare insieme, divertirsi, discutere. Sarà perché non faccio l’architetto, ma sono sicuro che non vanno bene, le città verticali.

Il cammino perfetto – hanno detto ieri – è quello dalle periferie al centro. E ancora: <Noi siamo per la legalità e la sicurezza, ma non è cavalcando la paura e chiudendo la gente in casa, che si ottengono>.
Sono felice, perché sono le mie stesse certezze.