L’aveva detto Roberto Saviano, due settimane fa al Palasharp: il rischio fango è in agguato, chiunque si <espone pubblicamente sa che pagherà un prezzo in termini di diffamazione, di delegittimazione>. Parlava del governo, ma vale anche per il governo della città. Mi tocca da vicino quello che accade oggi e mi fa più male perché non riguarda me ma la persona a me più vicina. C’è stato un vortice di telefonate anonime, nel puro stile della macchina del fango. Il fatto è semplice, e ve lo voglio raccontare, prima che lo leggiate sui giornali: la mia compagna abita da molti anni, da prima che noi ci conoscessimo, in un appartamento di proprietà di un ente pubblico. Lei non è canditata a niente, è un privato cittadino, è semplicemente una donna che lavora e, come tutte, lo fa fuori casa, e poi in casa, per quella storia conosciuta della doppia vita delle donne. Paga il regolare affitto che è previsto. Non è un reato, abitare in una casa di proprietà di un ente pubblico. Mentre certo è un problema l’incapacità degli enti che dispongono di un patrimonio immobiliare di gestire al meglio le proprie disponibilità. E state certi che contro quelle inefficienze io mi batterò. Del resto, è la mia storia a raccontarlo.

Eppure questa vicenda privata, che è uguale a quella di migliaia di persone, è il pretesto oggi per colpire me. Attraverso di lei. Trovo che sia un’ingiustizia insopportabile. Come ho trovato ieri la prima pagina de Il Foglio (con una gigantografia del bambino che è intervenuto al Palasharp) una barbarie. Anche lì: colpivano il bambino per colpire gli altri, le migliaia di uomini e donne che erano andati alla manifestazione contro Berlusconi. Ho fatto l’opposizione in Parlamento per molti anni; sono un avvocato che in aula affronta quotidianamente gli avversari e sono orgoglioso di non aver mai mancato di rispetto a nessuno, di avere mantenuto sempre – e questo mi è riconosciuto da tutti – la civiltà del confronto. Anche per questo sono riuscito a vincere tante battaglie in difesa dei più deboli. Mi auguro che non sia ora, a Milano, che tutto questo venga meno. Io sarò inflessibile nelle mie convinzioni, fedele ai miei principi. Spero che Saviano abbia torto e che il fango non entri tra le armi della campagna elettorale.