Sono nato a Milano, il 20 maggio del 1949, quarto di sette fratelli, cinque maschi e due femmine. Da mia madre Margherita, cattolica e severissima, ho ereditato l’impegno sociale che negli anni si è trasformato in passione politica. Da mio padre Giandomenico, avvocato e professore universitario, l’amore per il diritto e i diritti.

Come i miei fratelli sono stato iscritto nei boy scout e mandato al Berchet, il liceo più vicino a casa, anche se poi qualcuno di noi – e io tra questi – non è riuscito ad evitare il collegio. In quel periodo di forte partecipazione e dibattiti con gli insegnanti, l’incontro con don Giussani è stato particolarmente formativo. Nel ’66, l’anno dell’alluvione di Firenze, ero tra gli “angeli del fango”; due anni dopo a Cossato, quando è stato il Biellese a essere travolto da una catastrofica inondazione. La notte, durante gli ultimi anni del liceo e il primo di medicina, facevo il barelliere volontario sulle ambulanze della Croce Rossa. Poi sono partito per il servizio militare, arruolato in fanteria, tra gli assaltatori; per i miei commilitoni, tutti provenienti dal sud e al massimo con la licenza elementare, ho scritto centinaia di lettere d’amore.

A 19 anni, sognando di fare qualcosa che servisse al bene degli altri, ho cominciato a lavorare come educatore al carcere minorile Beccaria. Ma volevo essere indipendente dalla famiglia, così dalla facoltà di Medicina sono passato a Scienze politiche e sono andato a lavorare in banca. Solo dopo essermi laureato mi sono iscritto a Giurisprudenza e quindi ho cominciato a fare l’avvocato.

Sono stato eletto per la prima volta in Parlamento nel 1996, come indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista. Sono stato presidente della Commissione giustizia della Camera dei Deputati e mi sono dimesso quando è caduto il primo governo Prodi. Nel ’99, quando compivo 50 anni, dopo aver votato, in Parlamento, il mio “no” alla “missione” e ai bombardamenti in Kosovo, sono partito come volontario per un campo profughi al confine con l’Albania. A casa conservo, incorniciato, il certificato di nascita di un bambino figlio di profughi che ho aiutato a venire al mondo: la vita contro l’orrore della guerra.

Nel 2001 sono stato rieletto alla Camera e in vista delle elezioni del 2006 ho preparato il programma giustizia per la coalizione di centro sinistra. Purtroppo, è rimasto solo un libro dei sogni. Così come il progetto di nuovo codice penale che ho portato a termine, insieme a una commissione di cui sono stato presidente, nominata dal Ministro della Giustizia, nel 2006. L’ultimo libro che ho scritto – «In attesa di giustizia, dialogo sulle riforme possibili» – è il compendio di quell’esperienza e dell’esperienza della Commissione Giustizia della Camera e cerca di dimostrare quello in cui credo fortemente, e cioè che “cambiare si può”.

Non ho figli ma sono felice di avere intorno a me sette nipoti e il figlio della mia compagna: una squadra di ragazzi tra i 12 e i 30 anni che adoro e che ogni estate cerco di riunire per un viaggio tutti insieme. Sono stato molto sportivo: calcio, nuoto e pallanuoto. Adoro il mare e adesso mi resta solo il tempo per fare grandi nuotate.

Ho sempre avuto tanti amici e da quando ho assunto l’impegno di rendere Milano più vivibile, più accogliente, più bella – un obiettivo condiviso dalla gran parte dei milanesi – il numero di amici sta rapidamente aumentando.

Temo che aumenteranno anche gli avversari, ma sono fortunato: non considero “nemici” quelli che la pensano in modo diverso da me.