L’emozione è stata grande.
L’aula magna dell’Università Statale è strapiena, oltre mille sono gli studenti del Berchet che insieme ai professori stanno festeggiando i cent’anni del loro liceo.
Non è una festa qualunque, il preside Innocente Pessina ed un gruppo di insegnanti hanno deciso di celebrare l’avvenimento attraverso una ricostruzione storica di quello che significarono il ’68 e gli anni successivi per il Berchet. Come testimonial sono stati invitati, suddivisi per epoche, alcuni ex studenti berchettiani, che oggi hanno un ruolo pubblico, insieme ad alcuni ex professori. Per il periodo pre ’68 Umberto Fiori musicista degli Stormy Six, un gruppo molto noto negli anni ’70 e autore di alcune delle più belle canzoni allora cantate dal movimento studentesco, la mitica professoressa d’arte Elda Cerchiari e Nicoletta Gandus, oggi valente magistrata nota per essere stata spesso vittima degli attacchi del premier e dei organi d’informazione.
Per gli anni del ’68 Gad Lerner allora impegnato nel movimento deglli studenti e oggi conduttore dell’Infedele su la 7 e la professoressa d’inglese Orietta Braicovich che visse le prime manifestazioni per il Vietnam a Londra prima di tornare, proprio nel ’69 in Italia al Berchet. Per gli anni post ’68 Roberto Fontolan giornalista e attivista di Comunione e Liberazione, Vittorio Agnoletto, medico, fondatore della Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids e leader del movimento al tempo del G8 a Genova e Anna Catasta ex sindacalista impegnata nelle lotte delle donne.
Io avrei dovuto parlare nel primo blocco… ma, essendomi candidato a Sindaco di Milano, ho ritenuto giusto che una mattinata così intensa non dovesse essere motivo di divisione e ho deciso di sedermi in mezzo agli studenti e stare ad ascoltare, vedere e sognare.
Sì perché ogni periodo è stato introdotto da filmati d’epoca: gli anni ’60 con le prime 500 e le lambrette, le donne rigidamente con le gonne lunghe fino ai piedi, le ragazze a scuola con il grembiulino nero e i ragazzi in giacca e cravatta, le musiche di Bob Dylan e dei Pink Floyd, ma anche le drammatiche immagini del Vietnam, i villaggi bruciati, e quella tremenda fotografia che ha fatto il giro del mondo della bambina tutta nuda che scappa mentre il suo villaggio è distrutto dal napalm.
Il ’68 con le prime occupazioni a Torino e a Milano, le cariche della polizia, le olimpiadi di Città del Messico con il famoso saluto con il pugno chiuso sul podio di due atleti afroamericani, ma anche i Beatles, la pubblicità del Carosello, lo sbarco del primo uomo sulla luna, le prime minigonne…
Ed infine la prima metà degli anni ’70 iniziati il 12 dicembre del ’69 con la strage di piazza Fontana, l’autunno caldo degli operai, poi nel ’74 la strage di Brescia a piazza della Loggia, i grandi cortei studenteschi, il movimento di liberazione delle donne, uno spot di un allora giovane Gianni Morandi a favore del referendum sul divorzio….
In quelle immagini che scorrevano vedevo passare la mia vita, i volti di persone conosciute e stimate, mi lasciavo trasportare da una musica che una volta avevo tanto amato e da canzoni e slogan che avevano regalato entusiasmo e speranza alla mia gioventù.
Il dibattito ha avuto momenti estremamente coinvolgenti e di grande interesse: Nicoletta Gandus ha emozionato la platea rivendicando come ragioni di vita il suo essere donna, ebrea e magistrato; Gad Lerner ha invitato i giovani studenti del Berchet a non invidiare i tempi passati, ma a sforzarsi di cogliere nel presente le possibilità di cambiamento ad esempio guardando con maggior attenzione i movimenti di liberazione dei giovani maghrebini; Roberto Fontolan, invece, a differenza di tutti gli altri relatori, ha descritto gli anni ’70 come un momento oscuro segnato da processi di omologazione giovanile rivendicando la peculiarità dell’esperienza di Comunione e Liberazione; Vittorio Agnoletto ha sfatato il senso comune di chi sostiene che in quegli anni non si studiava: era esattamente il contrario, a scuola la mattina ma anche il pomeriggio con gruppi di studio e seminari e spesso i più impegnati politicamente avevano anche ottimi risultati scolastici, ha ricordato i tanti giovani studenti morti allora a Milano per mano dei fascisti o della polizia (Franceschi, Varalli, Zibecchi…) e lo sconcerto di scoprire come dietro le stragi di quegli anni ci fossero i servizi segreti e gli apparati dello Stato.
Infine tutti concordi: il Berchet in quegli anni è stata una grande palestra di vita e di sviluppo della capacità critica e un ringraziamento al preside per aver offerto una splendida occasione per una lezione magistrale e corale di educazione civica e di storia proprio in un momento nel quale si vorrebbe ridurre al silenzio la scuola pubblica.
E io me ne torno a casa, pieno di emozioni, di ricordi e contento di aver riscoperto specchiandomi nella mia gioventù le ragioni che hanno segnato l’inizio del mio impegno sociale e politico.