Andavo verso Baggio, ieri sera, al primo incontro con il comitato di zona 7. Era un incontro atteso, anche perché era stato rinviato per due volte e avevamo davvero tutti – loro, i cittadini; l’Ernesta, che è una mia instancabile supporter; e io – voglia finalmente di parlarci guardandoci in faccia. L’arrivo non poteva essere dei migliori, come se dietro le quinte un regista avesse organizzato la prima scena. Dice uno del pubblico: sono Pio, un vecchio compagno che nell”89 è arrivato a Milano dalla Calabria. Io alla politica non credevo più, avevo smesso di partecipare, ma mio figlio, che ha 18 anni, mi ha convinto a venire stasera. Pisapia, dice lui e mi ha convinto, è uno diverso. Di Pisapia mi fido. Sono qua perché mi è tornata la voglia di fare qualcosa.
Le parole di Pio sono state un balsamo: si accumula una stanchezza indicibile, a fare la campagna elettorale. Essere sulla palla quindici ore al giorno non è uno scherzo da niente.

Pazienza i pasti che salti, le ore di sonno che restano poche, la prontezza che devi avere davanti a tutto e davanti a tutti, le mille questioni che devi risolvere. Capita, la notte, quando sei nel letto con gli occhi sbarrati, che ti chiedi chi te l’ha fatto fare. Poi però incontri i Pio e i loro ragazzi di diciotto anni e ti passa tutta la stanchezza. Se davvero c’è chi, grazie a me, ha ritrovato la voglia di buona politica, ecco, allora non ho alcun ripensamento. Ho fatto bene, ho fatto quello che dovevo. Milano merita che si torni a sperare. Se chi non votava più perché si sentiva estraneo alla politica, il 14 novembre andrà alle primarie a votare per me, sarà un gran risultato. Il mio obiettivo è raggiunto: quello che volevo è riaccendere la speranza, la partecipazione, mostrare che un altro modo è possibile.

A proposito di partecipazione: venivo spesso, a Baggio, fino a un po’ di anni fa. Ci venivo perché da queste parti abitava un vecchio partigiano, Valentino Zuffada. Grande Valentino.

Mi fa tenerezza ricordare quello che raccontava di sé e della sua compagna, la Piera. Sono talmente pigro, diceva, che per non fare fatica a fare dei figli ho sposato una donna che ne aveva già due. Era innamorato di lei e della loro famiglia. Era un uomo giovane anche da vecchio, difficilmente guardava indietro. Solo, diceva che Milano una volta era più bella: tutta diversa, con la gente solidale, dove c’era amicizia, umanità.  Oggi, diceva – ed era dieci anni fa –  c’è troppo individualismo, ognuno guarda solo a se stesso.

Sarebbe piaciuta anche a lui una pubblicità che c’è sul metrò: <Cercasi vicina appassionata di musica, della buona tavola e disposta a prestarmi il sale ogni tanto>.