Capita, quando sei in campagna elettorale, di passare da una serata alla Cooperativa La Liberazione, a presentare un libro sulle banlieu, a un’altra seduto impettito in un hotel che non avevi mai visto, un sette stelle in Galleria, a parlare di come risolvere i problemi della giustizia. Capita che passi da uno spuntino con pasta fredda e le posate di plastica a una crema di broccoli col cucchiaio d’argento. Capita che una sera ti infili un maglione sui jeans e l’altra ti metta il vestito blù, quello che hai usato per il matrimonio di tua nipote.
In via Lomellina, Graziella Mascia, presidente di Altra Mente,  raccontava il suo <La Racaille. Le periferie contro lo Stato>, la cronaca e l’analisi di quello che è accaduto in Francia nel 2005, quando le periferie – le banlieu – si sono incendiate. Abbiamo parlato sotto lo sguardo attento di un Garibaldi a cavallo e sentivo nell’aria le suggestioni di Iannacci. Questa cooperativa di via Lomellina è un luogo dal fascino antico, intorno al quale gira la vita del quartiere dal dopoguerra. Penso sempre, quando i miei incontri sono in quelle che si definiscono periferie, che questa è un’espressione sbagliata; la vita dei quartieri non è periferica, non conta essere lontani dal centro, quello che importa è che ci siano luci accese e luoghi di incontro. Come questo. Come è stata questa serata, a discutere di quali errori evitare perché l’emarginazione non faccia accadere quel che è accaduto a Parigi, in quell’anno terribile.

Al Town House Seven Stars, invece, sono stato ospite di Ape, l’associazione per il progresso economico, che mi ha chiesto di discutere il mio ultimo libro – In attesa di giustizia, dialogo sulle riforme possibili – insieme al professor Nicolò Zanon, fresco di nomina al Csm. Pubblico di imprenditori, professionisti, manager della finanza, preoccupati dall’eterna guerra in materia di giustizia che ha un solo risultato, quello di impedire che si possa fare una riforma che accorci i tempi dei processi. E se i tempi della giustizia restano così incerti, gli investimenti stranieri scappano dal nostro Paese. Quel mio libro, scritto a quattro mani con Carlo Nordio è stato il tentativo – sulla carta riuscito – di trovare una soluzione condivisa. Io avvocato, lui magistrato; io laico, lui cattolico; io di sinistra, lui liberale vicino alla destra, siamo riusciti a immaginare insieme delle soluzioni che permetterebbero davvero di realizzare la tanto sospirata riforma. Abbiamo potuto farlo perché abbiamo ragionato pensando al bene comune e non abbiamo fatto della questione giustizia una guerra tra opposte fazioni che ha una sola vittima: il cittadino.