Sono indeciso: non so se cominciare dalla cosa bella o da quella brutta. Va bene, siccome sono un inguaribile ottimista comincerò da quella magnifica: ho fatto il primo bagno in mare della stagione. Sabato mattina ho pensato che un regalo me lo dovevo proprio e il tempo, da parte sua, ha fatto un regalo a me: 22 gradi, un sole caldo, il mare piatto come una tavola, la spiaggia piena di gente in costume. Per fortuna in Liguria ci vanno i milanesi, e ho incontrato molte persone che mi hanno stretto la mano, ringraziato e fatto gli auguri. Anzi, gli auguri li facevano a se stessi: perché è chiaro a tutti che questa non è la mia battaglia; è la nostra battaglia. Accidenti, come si sta bene a riposare! Ho dei vaghi ricordi di cosa sia una giornata senza pensieri e soprattutto senza impegni e cose da dover fare. Ho cominciato questa corsa per diventare lo sfidante di Letizia Moratti – e naturalmente poi il sindaco della città quando finalmente sarà finito il suo mandato –  alla metà di luglio, in una giornata torrida, con un incontro affollatissimo al Teatro Litta. Da allora, non mi sono più fermato: ho lavorato tutti i giorni, tutta l’estate. Mi fa sorridere, adesso, leggere che altri candidati alle primarie si attribuiscono il merito di aver lanciato questo o quel progetto; mi fa sorridere perché spesso ritrovo non solo le mie idee, perfino le mie parole, pronunciate quando loro se ne stavano presumibilmente al mare e Milano ancora non sapeva se avrebbe avuto oppure no le sue primarie. Il mio mare io l’ho avuto solo ieri e solo per qualche ora. Ma non ho rimpianti: so di avere fatto la cosa giusta e so che senza la  mia decisione non saremmo qui, oggi, all’interno del centrosinistra, a discutere. Saremmo ancora in attesa di Godot, probabilmente; e intanto la Moratti avrebbe avuto la scena tutta per sé.

A proposito di discutere, e a proposito della cosa brutta: ieri sei ore di riunione. Il mio è uno staff meraviglioso: appassionato, competente, instancabile. Adesso siamo diventati in tanti, al gruppo originario si sono aggiunti moltissimi volontari, c’era bisogno di razionalizzare le risorse e di pianificare il nostro lavoro del prossimo mese. Abbiamo in cantiere molti progetti per far conoscere le nostre proposte, dovevamo decidere chi deve fare cosa, perché l’organizzazione non è una cosa semplice. Abbiamo talmente tante richieste di interventi che dovrei avere una giornata di 36 ore e mi sento davvero in colpa. Soprattutto con Francesco, che tiene la mia agenda, per non riuscire a dirgli tutti i sì che vorrei. A mezzanotte eravamo tutti in pizzeria: va bene, brindare a birra?