Sono due giorni che mi imbatto in stati d’animo esagerati: non conto più le persone che ho incontrato e che si sono messe a piangere. Di gioia, di emozione, d’accordo… ma sono sempre lacrime. E però ho incontrato anche tanti sorrisi. E’ incredibile: è come se in questa nostra magnifica città fosse sceso un incantesimo, come se una polverina magica si fosse diffusa tra la gente e avesse contagiato tutti di euforia. Mi dicono: Giuliano, oggi siamo una città felice. Lo sento anch’io. Lo respiro. E’ la felicità di chi si sente protagonista, di chi assapora il piacere di aver costruito qualcosa, di chi crede di nuovo nel futuro.
Ricevo una quantità di posta impressionante, e confesso che non riesco nemmeno a leggere tutti i messaggi che mi mandano. Mi scrivono vecchi compagni di scuola e Jovanotti; Susanna Camusso e colleghi; professori come Pietro Schelisinger e vecchi amici; e poi le migliaia di persone che ho incontrato in questi mesi in giro per Milano.
Claudia scrive: <E’ stata una serata splendida, si respira aria elettrica, stamattina ho portato il mio Mat all’asilo e ci siamo abbracciate fra mamme, arrivavamo tutte col sorriso. Ci siamo dette che non avevamo mai provato una simile emozione, Pisapia ha avuto il potere di trasmettere un entusiasmo fino ad oggi sconosciuto>. E conclude: <Adesso però si deve andare avanti a testa bassa… possiamo aspettarci di tutto, la controffensiva sarà dura>.
Giorgio: <Ho passato la sera un po’ a piangere di commozione e un po’ a festeggiare come Roger Rabbit, quando batte la coda perché è emozionato davanti a Jessica. Sono felice anche perché Giulia, mia figlia, ha fatto la sua prima campagna da militante e non è male scoprire che con la buona politica si può anche vincere. Grazie di questa vittoria. Avevamo bisogno di questa emozione. Se posso essere utile in qualsiasi modo fammelo sapere, il mio vino è a disposizione per una grande festa>.
Pasquale: <Sono strafelice! Mi è venuto da piangere>.
Ehi, adesso basta lacrime, però.  C’è da affrontare l’ultima prova, il 29 e 30 maggio. Allarghiamo il gioco che abbiamo fatto al primo turno: ognuno adotti due indecisi. Milano cambierà se tutti noi ce la metteremo tutta. Il futuro è nelle mani di ognuno di noi!