Avevo mangiato con i lavoratori dell’Eutelia l’ ultimo giorno della campagna per le primarie. L’atmosfera era grave, ma quel pranzo di solidarietà era stato una parentesi incredibilmente piacevole. C’era un tale carico di umanità e una tale speranza, che ci si sentiva bene, non soffocati dalla disperazione. Sono passati due mesi e quelle speranze sono andate deluse: il Comune non ha fatto tutto quello che poteva per sostenere lavoro, azienda, lavoratori, le cui capacità sono note a apprezzate. I trenta operatori informatici che per trent’anni hanno lavorato per il comune rischiano il posto perché la commessa è stata vinta da un’azienda torinese, la Elsag. Eppure il governo – che è un governo amico del sindaco – aveva invitato ministeri ed enti pubblici a mantenere le commesse per contribuire a contenere la crisi aziendale e dare un aiuto al rilancio.
Il fatto è che questo governo “amico”, lo è a senso unico: chiede sacrifici, appoggio, solidarietà. E non dà niente in cambio. Mi chiedo ad esempio come sia possibile tacere di fronte a quanto sta accadendo, al quadro al di là di ogni immaginazione che emerge. Soprattutto mi chiedo come sia tollerabile accostare i comportamenti delle feste di Arcore e le parole del presidente del consiglio. Che tuonava: <Noi crediamo nella famiglia naturale, non in quelle famiglie inventate dalla sinistra; gli italiani hanno un estremo bisogno di valori positivi, etici e morali>. Appunto: cominciamo da Milano a tornare a questi valori. Come dice il mio diario delle primarie: <cambiare si può>.