Arrivo da una festa in famiglia, è il compleanno di mia madre, e come al solito a casa sua ci siamo ritrovati in tanti: fratelli , zii, nipoti, cugini, le compagne della nostra vita,  i loro figli. Una grande famiglia, unita dall’affetto, dalla solidarietà, dall’amore. Non solo e non sempre da una firma fatta a palazzo Dugnani e salutata dal lancio dei confetti. Non ci vedevamo da tanto, tutti insieme: da quando, era la fine dell’estate, mi sono buttato a capofitto in questa avventura. Tra loro pochi, allora,mi davano ragione; sei un pazzo, mi dicevano. Poi uno a uno si s ono uniti al gruppo che lavora con me: chi ha tenuto aperta la sede , chi va in giro nei gazebo, chi distribuisce volantini, chi è stato a disposizione per fare qualunque cosa fosse necessaria. E ieri sembrava che la festa non fosse solo per il compleanno. E’ stata una idea grandiosa, mi hanno detto, hai stanato la lentezza dei partiti, risvegliato la città, ridato una speranza a chi l’aveva perduta e pensava che la politica, ormai, fosse affare solo di altri . Devi farcela, mi hanno ripetuto; tocca a te raccogliere quell o che tu stesso hai seminato. E tu sei l’unico, in primavera, che potrà farcela a superare la Moratti. Tu e tutti quelli che, in questi mesi, hanno investito in te. Dunque, domani, andate tutti a votare alle primarie. E votate per me, naturalmente. Come dice uno dei miei slogan:  Giuliano Pisapia, la prima vera scelta per cambiare Milano.

Anch’io ho raccontato loro qualcosa. Di quello che mi è capitato nell’ultima serata di campagna elettorale. Ieri è stato incredibile: ovunque andassi, trovavo appesa al muro una stampa del Quarto Stato. E’ successo a Quarto Oggiaro, al Circolo Meazza, e poi all’Arci Bellezza.  E’ come se quel quadro avesse chiuso un cerchio: ero ancora all’inizio della campagna quando sono andato a Volpedo, e quando, proprio lì,   nel paese di Pelizza, ho pensato che il quarto stato siamo noi e che noi stavolta ce l’avremmo fatta a marciare tutti insieme. E’ stata una premonizione giusta. Ci siamo rimessi in marcia, e non ci fermeremo più.

Il mio bilancio di questa traversata cominciata quattro mesi fa è straordinario. C’è solo una cosa che mi pesa sul cuore. E non è la stanchezza, quella passerà. E’ il peso della responsabilità. A volte mi viene un groppo in gola per l’aspettativa che sento che le persone hanno riposto su di me. Oggi dobbiamo vincere, perché non voglio deluderle. Mi hanno detto che si aspettano che io possa cambiare il mondo. Hanno ragione, insieme potremmo cambiarlo, il mondo.  Insieme siamo fortissimi .  Forza, amici. Il quarto stato siamo noi.