Solo l’altra sera erano stati due panini al prosciutto, divorati in macchina, nella tappa di trasferimento . E meno male che la Piera, un’amica, mamma di quattro meravigliosi ragazzi che ho visto crescere, ci aveva pensato. Ma poi è arrivata ieri sera e la cena ha assunto tutto un altro aspetto. In realtà ho mangiato solo un piattino di farfalle all’amatriciana, ma quella cena non la dimenticherò facilmente. Ho parlato con tantissime persone, abbiamo condiviso progetti, coltivato speranze; abbiamo riso e ci siamo conosciuti meglio. Soprattutto abbiamo gettato le basi per il lavoro che ci aspetta da qui al mese di maggio.

E’ stata la prima cena per la raccolta fondi di questa campagna elettorale. Ma è stata anche una festa ed un modo per ritrovarci e ripartire tutti insieme. C’era un clima bellissimo; fiducioso, gioioso. Si respirava forte la sensazione che l’unione fa la forza e che noi, stavolta, siamo davvero uniti. Si sono mischiati i popoli delle primarie, c’erano persone come Salvatore Bragantini, che avevano sostenuto Valerio Onida; e c’erano tanti altri che erano con Stefano Boeri. C’erano grandi giornalisti, professionisti, quella che qualcuno definisce l’intellighentia, perfino un po’ di mondanità. Non posso fare i nomi, perchè sono troppi: a un certo punto, fuori dal locale, c’era la ressa come all’apertura dei saldi di Harrod’s. Una giornalista ha usato un’espressione divertente: questa – ha detto – è una di quelle serate dove devi esserci.

Avevo invitato i miei sostenitori in un locale anomalo, curioso: un ristorante magrebino dove vado la sera quando sono stanco morto e ho bisogno di rilassarmi. All’invito hanno risposto 260 persone, più di quelle che il locale poteva tenere. E ognuno ha versato una quota che si trasformerà in manifesti per la campagna elettorale. E’ stata la posa della nostra prima pietra e la risposta che ha avuto mi ha convinto ancora di più che stavolta vinciamo.

Come Cenerentola, prima di mezzanotte – c’era una nebbia da vecchia Milano – io me ne sono andato: la mattina dopo dovevo essere presto a Genova. La città che un’analisi di Standard&Poor’s ha appena promosso a pieni voti e con la quale sarà importante costruire dei ponti. Dobbiamo aprirci, pensare in grande. E fare tesoro delle buone pratiche.