Volevo salutare Ludovica, quell’angioletto biondo che l’ altra sera è stato con noi per l’incontro di zona 3. Volevo salutarla perché quando se n’è andata, lei, appena 6 anni, dormiva avvolta nella sua felpa rosa con la testina sulle spalle del suo papà; ma soprattutto volevo salutarla perché nel nome di Ludovica e di tutti quelli come lei riusciremo a battere la sindrome insidiosa che ci sfiora e a cambiare questa città.

E’ stata, quella di mercoledì, un’altra serata da incorniciare. Alle nove di sera, come ormai accade da mesi ogni sera, il miracolo si è ripetuto: sala consigliare strapiena, solo posti in piedi; bellissime facce; al di là delle bandiere tutti uniti per la comune battaglia contro il centrodestra. C’è solo un ma, quella sindrome che tra noi sempre si affaccia e che dobbiamo sconfiggere prima che si stabilisca: è la sindrome della sconfitta.
Mi spiego: i sondaggi, tutti, ci danno in vantaggio. Ma tra le pieghe delle domande, gli stessi sondaggi indagano un altro aspetto e scoprono il sintomo della nota sindrome: dopo aver detto che votano per me, molti dicono che hanno paura che non ce la faremo e, insomma, che ancora non credono a questa vittoria. Ecco, ho raccontato agli amici riuniti: questo è quello che ci può fregare. E’ la scarsa fiducia in noi stessi, oggi, il nostro peggiore nemico.

Noi abbiamo un compito importante: quello di portare tutti a votare, di non permettere che un solo voto vada disperso nel nome della sfiducia. Non sognatevi di andare al mare, il 15 maggio! Sappiate che il vostro voto, ogni singolo voto, è troppo importante. Il nostro impegno da oggi deve essere quello di crederci e di fare in modo che tutti, nel profondo, ci credano.
Com’era? Yes, we can?
La realtà è che siamo fortissimi, quello che è successo in zona 3 succede dappertutto ogni sera, che la città si è svegliata. Sì, dobbiamo pensare al futuro di Ludovica e dobbiamo essere certi: cambiare Milano si può.