Un 25 aprile in strada, da Porta Venezia a Piazza Duomo.
Per me il 25 aprile è così ormai da quarant’anni, quasi cinquanta. Fin da quando ero ragazzino il giorno della Liberazione è uno dei più importanti, dei più sentiti dell’anno. L’ altro giorno mi ha fatto sorridere una ragazza, che mi si è avvicinata e timidamente ha chiesto “Ma lei, avvocato, cosa farà il 25? Sarà in strada con noi?”. Forse avrò fatto la figura del maleducato, ma mi è venuta una risata spontanea: “Certo che sarò in piazza, così come l’anno scorso, e quello prima, e dieci, venti o trenta anni fa…”.
Di sicuro però è stata una giornata diversa, rispetto a quella dell’anno scorso e di quello prima e di dieci, venti o trenta anni fa: oggi c’erano tantissime persone che scandivano il mio nome, che mi volevano stringere la mano, che con le loro parole mi davano ancora più forza e convinzione di quelle che, giorno dopo giorno, sto maturando. E che emozione ho provato in Piazza San Babila.
La strada era tracciata da due ali di folla che, al mio passaggio, applaudivano e mi incitavano. Farà ridere, ma l’atmosfera mi faceva venire in mente quella dei colli dolomitici quando al Giro d’Italia passano i campioni del ciclismo, ed oggi la maglia rosa ero io.
Corso Venezia, Piazza San Babila, Corso Vittorio Emanuele e poi Piazza Duomo: mi ripeterò, ma anche oggi quante belle facce ho visto in giro, quante facce che si guardano indietro sì, ma solo per slanciarsi in avanti con più forza e più vigore. Rispetto agli altri anni un’altra cosa mi ha fatto effetto: spesso, ed io ne ero scontento, il 25 aprile diventava una manifestazione contro, oggi non era così. Oggi è venuta fuori, una volta di più, la grande voglia di cambiamento che si respira quasi dappertutto nella nostra città. I discorsi negativi e distruttivi erano minimi rispetto al coro di voci convinte di potercela fare e che già progettavano il futuro.
C’è stato un episodio poi, che racconto ridendo a denti stretti. Da qualche giorno un camper gira per Milano con a bordo alcuni bravissimi volontari che spiegano il programma e distribuiscono il materiale, ed oggi lo hanno portato in corteo. “Sali sul tetto, Giuliano, sali”, mi incitavano i ragazzi quando mi hanno visto nei paraggi. Allora sono salito, e vedere la folla da lassù è stato bellissimo: un fiume di speranza e di concretezza pronto a conquistare Milano.
Tutto troppo bello, e infatti ecco l’inghippo: i gradini della scala per salire sul tetto erano talmente piccoli e stretti che un paio di volte ho rischiato grosso di volare.
Che spavento, ma soprattutto, che 25 aprile!