Ho telefonato che erano quasi le undici di sera.  Uscivo da una festa in zona Navigli, mi preparavo ad andare a un incontro tra professionisti in una casa privata. E prima c’era stata la manifestazione delle donne davanti a Palazzo Marino, un po’ di interviste televisive, compresa quella per Annozero, il comizio all’Arco della Pace e un passaggio in via Unione alla magnifica asta di opere d’arte che gli artisti avevano organizzato per aiutare a finanziare la campagna elettorale.

Stretto tra gli impegni, non ero però riuscito a mangiare a mezzogiorno e devo dire che sentivo un certo languorino… Così ho telefonato: Isa, ce la facciamo a mangiare una bistecca? Quel suo posto, la trattoria al Corvetto con il gioco delle bocce e la pergola di uva americana, mi rilassa e mi mette in pace con il mondo: è a due passi dal centro di Milano, e però è come se fosse lontano migliaia di chilometri. Pare di essere in piena campagna; e non sono solo il cibo e il luogo a essere genuini.

Dunque arrivo, mando giù un bicchiere di buon vinello bianco, e… anche se non voglio, continuo a fare campagna elettorale.  Andrea, un architetto che ha vissuto a lungo ad Amburgo, che è lì con gli amici e con la moglie, si avvicina e si scusa: E’ da tanto tempo che ero deluso, dice, e che non andavo più a votare. Non mi piacevano i candidati, non mi ritrovavo… E invece tu mi piaci. Stavolta a votare ci vado e convinco anche tanti altri come me.

Abbiamo brindato insieme e quel fatto un brindisi lo meritava tutto: se riusciamo a far scendere dall’ Aventino tutti quelli che là si sono ritirati, corriamo un rischio grosso. Che dite: ce la facciamo ad agguantare la vittoria al primo turno?