Un assaggio della nostra Milano, la città gioiosa, ricca di iniziative, attenta ai suoi talenti e generosa con loro, è andata in scena ieri sera. E’ stata una serata che sembrava non finire mai, celebrata in teatri diversi – il Dal Verme, con un’iniziativa sulla cultura, e il teatro della sala della Provincia, con una no stop in ricordo di Ivan Della Mea – e quando è finita, mancava poco all’una di notte, c’era chi non era ancora stanco e avrebbe voluto che continuasse. Tranquilli: questo è stato solo un assaggio. Presto, quando ci saremo noi a Palazzo Marino, noi che crediamo che anche la felicità abbia un posto importante nelle priorità del sindaco, questa sarà la realtà quotidiana.

Avevo cominciato la giornata prestissimo, con la sveglia alle sei e tre quarti perchè il primo incontro – con un Rotary e le comunità straniere, al De Milan – era alle otto per la prima colazione. Vi risparmio il timing della giornata e arrivo alla sera, all’ultimo spicchio di un giorno speciale, come ormai sono speciali tutti questi giorni.

Gli scout dell’Agesci sono riusciti in quella che sembrava una mission impossible: far partecipare Letizia Moratti a quello che sfugge come la peste, cioé un confronto pubblico. C’eravamo noi – lei, il vecchio sindaco, e io, il nuovo – e Manfredi Palmeri, il candidato del terzo polo. Devo dire che adesso capisco perché li sfugge: dev’essere dura presentarsi in pubblico ed esordire spiegando che quello che si è fatto in cinque anni è pari a zero e che per fare qualcosa è necessario averne a disposizione altri cinque. E dev’essere ancora più dura tenere testa a chi ieri era con te e oggi ti dice a muso duro che – e pazienza che fino a ieri foste insieme – non avete combinato un bel niente.

Il pubblico era fantastico: più di seicento ragazzi per i quali Il Grande Fratello è il compagno di scuola, il vicino di casa, il collega di ufficio della mamma, l’amico delle corse in bicicletta di papà… Ragazzi interessati a capire che cosa vuol fare chi si candida a guidare la nostra città.  Ragazzi che vivono nella realtà, non nel tubo catodico (oddio: bisognerà cambiare espressione, ora le tivù sono al plasma oppure a cristalli liquidi…).

Ho ripetuto loro – e mi scuso per chi queste cose le ha già sentite – che i miei punti di riferimento sono il sindaco della ricostruzione di Milano, Antonio Greppi, e il cardinale Martini. Ci sono due loro frasi che ho fatto mie. La prima, del sindaco, è che i poveri hanno fretta; la seconda, del cardinale, è che chi è orfano della casa dei diritti è orfano della casa dei doveri.  Tutto il resto – programmi, progetti, iniziative concrete – segue questi insegnamenti e devo dire che mi è sembrato che i giovani fossero molto daccordo.

Mentre, ospiti del Pime, noi parlavamo del futuro di Milano, sul palco del Teatro Dal Verme si susseguivano cantanti, attori, scrittori, comici… in un’iniziativa organizzata dal musicista Filippo Del Corno, che, devo dire, è fantastico e se vuole ha un futuro certo da conduttore. Quando sono arrivato – ed erano ormai le undici – c’era chi aveva i lucciconi agli occhi perché è stata una serata piena di sentimento. E quando ho fatto il mio ingresso sul palco – guarda le combinazioni, il mio post di ieri si intitolava Partecipate! – Giulio Casale stava cantando la canzone di Gaber “..la Libertà… è partecipazione”.
Mica è finita: mi aspettava il ricordo di Ivan, del grande Ivan Della Mea. E lì c’erano Paolo Rossi e Lella Costa, Moni Ovadia e la banda degli Ottoni, Nanni Svampa e Ottavia Piccolo, Vallanzaska e Ricki Gianco e tanti altri che non ci stanno tutti. Un altro pezzo di Milano che mi ha scaldato il cuore.