Da quanto tempo non partecipavo a una pizzata? Sì, me lo ricordo: da quando, insieme ai miei amici,  andavo ad assistere alle partite di mini basket dei loro figli.  La nostra squadra era la Tumminelli, la divisa era blù e bianca, noi eravamo un gruppo di supporter scatenati. Ogni domenica in trasferta, a seguire le partite del campionato da una palestra all’altra di Milano, a tifare con cori che sarebbero andati bene anche allo stadio. Poi si andava tutti insieme in pizzeria. Non mi pare vero che molti di quei ragazzi, adesso, lavorino per la mia campagna elettorale. Lo dico per dare la misura del tempo che è passato ma anche perché mi pare bello che certi rapporti si siano così consolidati. Insieme a me ci sono loro e anche i loro genitori, come se si fossero saldate due generazioni. Ieri sera la pizzata era al Luna Rossa, sui Navigli. Rita ha invitato il comitato di zona 6, altri hanno pensato di allargare la chiamata a zona 1. Il risultato è che i due piani della pizzeria erano invasi. Venti euro, dieci per la pizza, dieci per una raccolta fondi da destinare alla campagna elettorale. E un clima bellissimo: sembrava una festa tra amici, si sentiva un’aria positiva. Devo dire che anche la pizza era buonissima: non ce l’ho fatta a sedermi, mi aspettavano all’Isola, ma una signora ha voluto a tutti i costi farmi portare via una margherita tagliata a spicchi nel cartone. L’ ho mangiata in macchina, e grazie del pensiero. Caro mio, ha insistito, mica puoi deperire, ti aspetta una dura campagna elettorale. Parlava di quella che comincerà dopo il 14 novembre, quando avremo vinto le primarie.

Anche al Frida non ce l’ho fatta a prendere l’aperitivo: solo il tempo di qualche stretta di mano e qualche chiacchiera, perché mi aspettavano all’Arci Metissage. Ovunque vado, sento parole simili. Voglio tornare ad essere orgogliosa di essere milanese, ha detto in apertura una ragazza, e so che con te sarà possibile. E un’altra: il sindaco dev’essere innamorato della politica. E Giuliano è innamorato della politica. Guarderemo avanti, ma faremo anche attenzione a quello che finora abbiamo costruito. Quando toccherà a noi non permetteremo tanto facilmente che si distruggano ricchezze della città com’era la Stecca degli artigiani. Nè che i grattacieli si mangino i quartieri.

Entrare al circolo dell’Arci, in effetti, fa impressione: sembra incassato in mezzo a pareti altissime, non ci arriva più nemmeno un raggio di sole. Le pareti non sono montagne, sono grattacieli. Questa, invece, e l’ha detto Felice Besostri, che qui all’Isola è cresciuto – era una zona che andava preservata, era un pezzo di storia di Milano. A proposito di Besostri: ha scelto questa sera e questo posto per darmi pubblicamente il suo appoggio: la scelta di Pisapia, ha detto, rappresenta ancora il modo per la società civile di fare politica. Con Giuliano possiamo portare al voto l’astensionismo di sinistra, superare fratture e divisioni, guardare al sole dell’avvenire. Ci credo anch’io, Felice. Dobbiamo crederci in tanti.