Ma chi ha avuto l’idea della Milano si accende? Cento fiori, cento luci, cento bicchieri; la notte bianca per Giuliano; la notte rossa di Guliano; cin cin salute a tutti; cin cin salute a Milano… Ci siamo fatti delle risate, in questi giorni, mentre immaginavamo un titolo per quello che abbiamo messo in scena stasera. L’idea è bella: facciamo un anticipo di quello che sarà tra pochi mesi, quando sarò il sindaco di Milano e avrò riacceso le luci che la Moratti ha spento via via, togliendo alla città l’allegria, la giovinezza, anche la sicurezza. Perché non c’è dubbio che solo una città viva è una città più sicura. Dunque bar, ristoranti, pizzerie, gelaterie e tutto quello che ci viene in mente, aperte per festeggiare quello che sarà tra poco, la rinascita della città. E, prima, per convincere gli ultimi indecisi, per spiegare loro che la prima vera scelta per cambiare Milano è mettere la croce sul mio nome, domenica, sulla scheda.

In giro in questa notte bianca non ci sono solo giovani; ci sono famiglie coi bambini, e persone anziane, alle quali non è parso vero di riappropriarsi della città. Li ho ritrovati, a gruppi, in tutti i posti dove sono riuscito a passare. Li ho trovati anche nella mia trattoria prediletta, il Casottel, al Corvetto. Questo è un posto del quale voglio parlarvi, perché è un posto al quale sono davvero molto affezionato. Non che sia un ristorante elegante;è una trattoria che pare di campagna, con il giardino, la bocciofila e una sala col camino. Ma è un posto con un cuore grande. E questo è qualcosa che si sente. Isa è l’anima del Casottel. A Milano è arrivata bambina, veniva da Mantova, e siccome c’era da lavorare non ha potuto andare tanto a scuola. Da allora, di lavorare non ha mai smesso, ma legge tre quotidiani al giorno e parlare con lei è sempre confrontarsi con argomenti intelligenti, arguti. Non le ho mai sentito un pensiero banale, mai un luogo comune. Fino a qualche anno fa, in agosto, teneva sempre aperto: sennò, diceva, dove se ne vanno i miei vecchietti? Racconta di un’altra Milano, una Milano che ha visto scomparire. Quando, chiusa la trattoria – allora era in corso di porta Romana – se ne andava a piedi verso piazza Duomo e là, insieme agli ultimi avventori, agli amici, alle altre persone che erano in giro a passeggiare, si sedevano sui gradini della chiesa per discutere del mondo fino a notte fonda. Isa dice che vuole che sia io il nostro sindaco perché quella Milano civile, aperta, anche affettuosa, torni almeno un po’. E so che può stare tranquilla: quando sarò sindaco, non la deluderò.

E la festa al Goganga? Che bel posto, non lo conoscevo, e che Paolo Rossi! Fantastico, generoso, tenero: per noi ha rifatto alcuni dei suoi primi pezzi di teatro. Il primo è il racconto di lui che viene fermato su una Nsu Prinz. E allora ho confessato, è il mio scheletro nell’armadio: anch’io ho avuto una Prinz. Che risate, Paolo, grazie!