Cara Rebecca, mi hanno inoltrato la mail che tu hai voluto mandare solo alle donne perché cerchi con loro una voce comune. Ti ho chiesto il permesso di pubblicarla e ti ringrazio di avermi consentito di condividere questa tua voce. So che hai 25 anni e che sei, come la maggior parte delle ragazze di oggi, una persona ricca, curiosa, magnifica. Anch’io credo che le ragazze – e le donne – siano studentesse, operaie, medici, architetti… insomma, persone con una vita e un lavoro normali. Ecco perché, da uomo, mi piace diffondere le tue parole, che sono migliori di quelle che io avrei potuto trovare. Grazie!

Scrivo una mail perché faccio fatica a scrivere solo su facebook, solo messaggi di sdegno a amiche, mamma, nonne e zie. Scrivo a sole donne perché credo che in questo possiamo trovare un collante comune. Non che gli uomini non possano capire, non che non possano collaborare. Non c’è niente di femminista o di non femminista nelle mie parole, solo che da donna, in questi ultimi giorni, mi sento di scrivere a voi, per cercare una mano, una voce comune.
Non siamo schifate? Non siamo circondate da un’immagine e una strumentalizzazione dell’immagine di quelle ragazze eccessiva? Non siamo arrivati davvero oltre?
Non c’è niente di politico nelle mie parole. Vorrei trovare una voce comune per riportare il dibattito sulla figura delle donne giovani. Non siamo noi, giovani donne che lavorano, studiano, viaggiano, ma anche giovani donne che si sanno divertire, passano le serate a ballare, in locali, in giro per una Milano notturna ancora divertente e libera?
Non ci troviamo noi in un’età in cui ci sentiamo forti, indipendenti, libere di fare ciò che vogliamo delle nostre vite? Io mi sento così, eppure sento storie di giovani donne che ogni giorno si sbattono per raggiungere traguardi importanti e vorrebbero essere considerate per la loro bravura e non per la loro disponibilità a prostituirsi. E mi sembra assurdo dover pensare che il fatto di non “vendersi” sia ritenuto un sacrificio.Io vorrei ricordare che noi ci impegnamo per costruirci un percorso tutti i giorni.
Noi che siamo state aiutate dai percorsi di vita, dalle famiglie, dagli amici, vorremmo però contribuire a creare un futuro dignitoso e in cui la figura di uomini e donne non siano più, mai più, legate a stereotipi vecchi e inutili.
Vorremmo continuare a divertirci, a vivere la nostra sessualità e la nostra sensualità come meglio crediamo, ma dignitosamente, senza continui riferimenti a soldi, droga, corruzione, prostituzione. Senza ricatti sessuali.
Grazie mille,

Rebecca Treves