Sono qui alla scrivania del mio studio, sommerso di documenti, libri, fascicoli. Anche oggi niente pranzo. Poco male, però; perché oggi avevo l’uva Clarabella. L’altra sera, all’incontro con la zona 5, in una sala dell’Arci Bellezza, su per le scale di quel magnifico edificio che fuori ha scritto <Società di Mutuo Soccorso>, è comparsa una cassetta di ottima uva bianca. La mia cena di ieri e il mio pranzo di oggi. Arriva, quest’uva, dai Gas. Sono i gruppi di acquisto solidale che in zona sono molto attivi. Gruppi di persone che vogliono creare una nuova economia e che hanno fatto delle proposte interessanti. Al nuovo sindaco – hanno detto – non chiediamo soldi; chiediamo spazi. <Il nostro suk potrebbe rivitalizzare zone pericolose, perchè la sicurezza si fa così, riempiendo i vuoti>. Sono assolutamente d’accordo. Mentre la Moratti blinda i quartieri uno dopo l’altro, c’è chi invece propone di aprirli, di illuminarli, di farli vivere. Ho trovato, ieri sera, una forza propositiva incredibile. Nella zona sono attive trentacinque associazioni e molte erano presenti, innamorate dell’idea che Milano possa cambiare e pronte a suggerire come. Il quartiere lo conosco, ma ieri sera è come se mi avessero fatto un corso universitario: una mamma ha spiegato cosa manca per i bambini; c’è chi ha raccontato della scuola di teatro Paolo Grassi rimasta senza direttore; chi di via Ripamonti che è troppo stretta e che da quarant’anni dev’essere allargata. E poi, i punti critici: il Gratosoglio, lo Stadera. Ancora: l’ex OM dove, al posto delle fabbriche, sono arrivati i palazzoni, rimasti cattedrali nel deserto. Mi hanno proposto – e sono loro molto grato – di accompagnarmi in una visita guidata dentro i problemi e anche dentro le cose belle: il Parco Sud, il parco del Ticinello, il parco Baravalle che i comitati di cittadini hanno difeso con i denti e che ora è stato finalmente riconquistato.   Non c’è modo migliore – anzi, non c’è altro modo – per governare una città, che conoscerla. Io vorrei un consiglio comunale itinerante. L’ho detto: mi piacerebbe fare la prima riunione del nuovo consiglio comunale in un posto come questo. Stare sul territorio non vuol dire farsi fotografare per uno spot da campagna elettorale, come sta facendo la Moratti. E stare sul territorio non vuol dire cavalcare la pancia della gente, come fa la Lega. Stare sul territorio vuol dire conoscere i problemi e proporre delle soluzioni avendo un obiettivo: quello di fare il bene comune.