Sono sicuro che vinceremo le elezioni comunali della primavera e che l’anno prossimo a quest’ora sarò qui, a continuare i miei incontri con i cittadini, con la fascia tricolore del sindaco. Sono sicuro perché è qualcosa che si sente nell’aria. Un fermento speciale, un entusiasmo e una voglia di riscossa, un bisogno di partecipazione. La gente si è stufata di stare chiusa in casa a guardare i grandi fratelli alla tivù. Si sente, soprattutto, la voglia di mettersi in gioco.

Metti, ad esempio, ieri sera all’Arci Bitte di via Watt. Voglio aprire una parentesi e confessarvi una cosa: da luglio, da quando cioé ho cominciato la strada per Palazzo Marino, ho visto una serie di posti che non conoscevo e che mi hanno dato la sensazione che non ci voglia molto, a ridare vita alla città. Quest’Arci, ad esempio, sembra un angolo di Berlino. Peccato solo che per arrivarci sia necessario camminare per cinque minuti nel buio più completo: noi, per garantire la sicurezza, non metteremo il coprifuoco. Noi cominceremo con il riaccendere le luci. Noi, la città, la stiamo girando adesso: non come la Moratti che se ne è stata al calduccio per quattro anni e che imrpovvisamente è diventata una madonna pellegrina.

Affascinante il luogo – devo dire anch’io location? – e splendidi gli avventori. Ospitavano la serata i ragazzi dell’associazione 11 metri, il buffet era raffinatissimo (insalata di pollo, crostini al caprino, ananas e fragole), la sala strapiena di belle facce allegre e pulite. Mi hanno fatto un terzo grado e solo perché sono un avvocato sono riuscito a tenere per me qualche segreto. Ma per la gran parte, ho dovuto cedere e raccontare del mio primo amore (una ragazza di Genova), della prima sbornia (tardissimo: a 35), del disco (Il ragazzo della via Gluck) e del libro (La città della gioia) preferito, dell’oggetto che mi è più caro (una foto scattata in uno dei miei undici viaggi India con un monaco buddista), del primo lavoro (venditore porta a porta di calze da donna) e della prima casa (a 19 anni, con il bagno in condivisione).

Poi, mentre alle nostre spalle, sul palco, sfilavano struggenti immagini in bianco e nero di Milano, è cominciata la sfilza di domande di politica. Ho promesso ai giovani che farò una grossa battaglia per la legalità, e che intendo coinvolgere in questo i cittadini. Non sono stati forse i cittadini, a segnalare i camion che di notte scaricavano i rifiuti tossici a Santa Giulia? Ho detto che penso a un riconoscimento delle coppie di fatto e a uno sforzo comune per conciliare la movida con il diritto alla quiete (se avete idee su come fare, scrivetemi! i problemi complessi hanno bisogno di soluzioni condivise), così come sto pensando a case per i giovani.

A proposito di giovani: c’era, in prima fila, una coppia da copertina Lei, Valeria, sembrava Heidi; lui, Michele, pareva David Beckam. Ma la cosa più bella era il pancione. Il 28 ottobre, mi hanno detto, nascerà la loro Eva. Per forza che dovevano essere qui, stasera, a disegnare la città del futuro.