Sembrava già la festa della vittoria. E ce lo siamo detti: ragazzi, ci vediamo di nuovo, qui o in un parco, dopo il 30 maggio! E poi state sicuri: quando l’avremo liberata, questa sarà sempre la nostra città.
E’ stata una serata straordinaria, quella di ieri in piazza Duca d’Aosta. L’avevano battezzata <Milano libera tutti> e non potevano trovare un titolo più evocativo. Ecco, <Milano libera tutti> entrerà nella memoria, perché Milano non ha nei suoi ricordi una serata come questa: trentamila ragazzi ad ascoltare buona musica, a cantare, a ballare.
Trentamila belle facce arrivate anche da fuori, perché questa è stata – e non è più – Milano: il luogo dove tutti arrivavano per trovare delle occasioni, per divertirsi, per stare insieme, per fare cultura. E la musica è cultura. E la cultura è vita. L’ho promesso a quei ragazzi, ieri sera: Milano tornerà ad essere Milano.
Samuel raccontava di come negli anni ’80 loro, ragazzi, da Torino venissero a Milano a cercare un pezzetto di futuro. Vent’anni di governo della destra ha cancellato tutto questo, ha trasformato quella realtà in un ricordo dai contorni sbiaditi.
Mi ha dato un consiglio, Samuel: quando è il tuo turno, mi ha detto, non fare tanti discorsi; qui, stasera, le parole non servono, qui, stasera, stanno passando emozioni, qui, stasera, sta nascendo una nuova generazione di milanesi. Avevo pensato cosa dire… che quando sarò il sindaco di questa città non sarà più necessario scappare a Barcellona, a Parigi, a Berlino – tutte città governate dal centrosinistra – per vivere… ma io per primo ho sentito che le parole non servivano.
E poi devo confessare una cosa: non so se ce l’avrei fatta a mantenere la voce ferma: vedere dal palco quella marea di teste, di bellissime facce, di colori, di salti, era un’emozione indescrivibile.

Ma vi rendete conto? Trentamila ragazzi arrivati davanti alla stazione perché chiamati da un appuntamento politico: perché quello di ieri sera era un concerto organizzato per diffondere un semplice messaggio: ragazzi, non lasciate il vostro destino nelle mani degli altri, andate a votare domenica e lunedì per eleggere il nuovo sindaco della città, riprendetevi il futuro e cominciate da qui, dal momento in cui scegliete chi dovrà governare la vostra città, a ribellarvi a chi vi vuole chiusi in casa davanti alla tv. Credo che fossero convinti. E tutti insieme, in un liberatorio squarciagola, dopo essersi ubriacati di rock, ci siamo salutati con le parole di una canzone di un cantautore milanese che tutti conosciamo, Giorgio Gaber.  Ed eccoci a cantare tutti insieme: libertà è partecipazione.
E quando è finito il concerto, sapete cosa è successo? Quei ragazzi si sono fermati a pulire il piazzale… Raccontatelo alla Moratti, come sono fatti i nostri ragazzi…