Zona 8, per me un ritorno al vecchio circolo Arci l’Impegno di via Bodoni, che nostalgia!

Ci sono stato l’altra sera, per l’incontro con il comitato che sostiene la mia candidatura e che insieme a me e a noi si batterà per permettere a Letizia Moratti di godersi la sua bellissima casa, di cucinare i suoi risotti alle fragole, di andare in giro la sera con il figlio senza la preoccupazione di non fare tardi, che tanto, il mattino dopo non deve più andare a Palazzo Marino.

Arrivo, butto lo sguardo sul giardino che un tempo doveva essere bellissimo, mi riprometto che non lasceremo più andare in rovina angoli così preziosi della città e chi ti vedo? L’Evasio. Altro che nostalgia, a quel punto mi viene uno stranguglione. Evasio l’avevo incontrato a Genova, nei giorni del G8. Quei giorni in cui l’Italia è stata trasformata in una macelleria cilena. I ricordi si fanno drammatici, quella ferita brucia ancora. Sono un avvocato di lungo corso, ne ho viste tante, ma quello che ho visto a Genova non potrò mai dimenticarlo: ragazzi terrorizzati, inseguiti come bestie; ragazze umiliate; violenza; torture. Quanti ne ho salvati? A quanti ho indicato la via di fuga dagli scontri che una regia voleva fossero violenti? Questo è l’unico pensiero che mi dà sollievo. Ma poi torno con la mente ai racconti di quanti sono andato a trovare in carcere, di quanti non dimenticheranno mai quelle ferite, di quanti hanno perso la fiducia nello Stato e la speranza nella possibilità di un mondo migliore.

Anche per quei ragazzi, e non importa che fossero di Milano oppure no, ho deciso di correre questa sfida: voglio diventare il sindaco di questa città, voglio fare la mia parte per dare di nuovo fiducia in un futuro migliore, voglio che tutti insieme ce la facciamo a cambiare in meglio la nostra società.

Perché ce la possiamo fare. Tutti insieme, sono certo, ci riusciremo.

Ala fine dell’assemblea, abbiamo mangiato salame e formaggio al bar gestito dall’Arci. Erano il primo pasto della giornata, mi sembrava di non aver mai gustato del formaggio così buono… Però non era la cosa migliore: c’era quel vinello rosso e bianco, il migliore dei farmaci rilassanti.