Tutti a votare!

Scusate il ritardo di questi ultimi giorni, le pagine del diario lasciato in bianco, ma è stato come quando in un campo di calcio la palla si mette a rotolare all’impazzata, senza controllo, e tu devi seguirla a perdifiato, ovunque vada, scartare gli avversari, parare i falli, cercare i tuoi e farti aiutare perché tu sai che devi farlo, devi arrivare sotto la porta e devi segnarlo, quel gol. E non ti rimane tempo per niente altro.
Ma scusate anche il ritardo di questi ultimi anni. Davvero bastava così poco per smuovere tutto questo entusiasmo, questa passione, perfino questa felicità? Davvero bastava che un gruppo di persone dicesse “io ci metto la faccia”, e poi ce la mettesse davvero,  per coinvolgere tutta una città, per riprendere in mano le fila del proprio destino di cittadini?
Per completare l’opera però è necessaria una grande partecipazione, una festa della democrazia: oggi e domani tutti a votare, ogni singolo voto è prezioso. Tutti con l’orgoglio di sentire che quello che è stato è anche merito di ognuno di noi. Come dicevano le magliette di venerdì sera: io c’ero.

Cose che succedono

Se invece che al galoppatoio di Villa Borghese, il marziano Kunt fosse atterrato qui, mi domando come sarebbe finita, quella storia…

C’è una Milano, in questi giorni, che perfino io non riconosco. La Milano che avevo nella memoria e che ho nel cuore. La Milano che sembrava scomparsa e che invece è tornata prepotente alla ribalta. Piccole storie, grandissimi segnali.

Piazzale Buozzi, chiosco di Giannasi, sette della sera: c’è una fila di persone che vogliono comprare il pollo allo spiedo e c’è una coppia ben vestita che salta la fila; la signora che protesta per l’usurpazione viene messa a tecere con arroganza e dal fondo una voce dice <non importa, signora, si vede che quei due sono incazzati perché non hanno votato Pisapia>. Scrive sul suo blog elettorale Fabrizio Ravelli, storia firma di Repubblica: <Al di là dei programmi, delle chances di vittoria, dei contatti con gli elettori, c’è un piccolo effetto che Giuliano Pisapia può rivendicare. La sua calma ha contagiato una bella fetta di Milano, città che in questi anni s’è fatta via via sempre più rancorosa e scortese. Forse anche di questo avevano bisogno i milanesi che l’hanno votato, di sentirsi forti senza rabbia. Prima o poi, il pollo arriva>.
E quello che mi ha raccontato Carlo? Siamo al Pam di via Olona, la solita fretta della spesa, e però stavolta succede quello che non succedeva mai: <E allora, è pronto a tornare a votare domenica prossima?>. <Sì, certo, e lo sto dicendo anche a tutti: c’è un’atmosfera meravigliosa, in questa città>. Lei si chiama Veronica, è la cassiera del supermercato. Carlo faceva la spesa da dieci anni in quel supermercato e non aveva mai scambiato una parola con la cassiera.
So che non trovate materiale nelle nostre sedi. So anche perché, però… Ieri abbiamo rifornito tutti ma in due ore tutto il materiale – braccialetti, borse, magliette, girandole, volantini – consegnato è andato esaurito. Stiamo lavorando,  tranquilli: vedrete che ce la facciamo a colorare di aranzione la città.
Ecco, queste sono le cose che succedono…

Nella fossa dei leoni

Ci piace unire, non dividere. Ci piace riconoscere i meriti, non calpestarli. Ci piace divertirci, e via quei musi lunghi! Ecco perché vi giro lo scritto che ho ricevuto da un amico. Uno che si firma <un pisapiano della Fossa dei Leoni>. E capirete perché lo ringrazio: continuiamo, ognuno di noi, a sventolare la propria bandiera. E state tranquilli: presto, quando sarò il sindaco di Milano, sarò sempre con voi a festeggiare ogni successo della nostra meravigliosa città.

<Urca, anche il Milan! Ci hanno provato con tutto e alla fine anche col simbolo più caro a molti di noi pisapiani. La notizia la pubblica il Corriere. A pochi giorni dal primo turno, il presidente onorario dell’Associazione Italiana Milan Clubs Alessandro Capitanio, ha invitato i suoi iscritti a fare “una croce sul simbolo del Popolo della libertà e scrivere il nome Berlusconi”, dunque a votare Moratti. Se fossimo quel genere di milanisti che ha in mente Capitanio – gente da panem et circenses – a rigor di logica non avremmo potuto dargli retta: può un rossonero fare un qualsiasi favore a qualcuno che si chiama Moratti? Fortunatamente siamo un’altra cosa, noi milanisti democratici. In realtà “milanisti” da solo è già identificativo di un popolo, una fede, una civiltà, una cultura universali. Aggiungiamo “democratici” solo perché ci costringe il signor Capitanio. Noi milanisti democratici e/o pisapiani apprezziamo il Presidente del Milan Silvio Berlusconi, ne riconosciamo la passione e la competenza calcistica. Senza di lui oggi saremmo più o meno come il Genoa. Gli vogliamo così bene a quel Presidente da sognare di vederlo di nuovo in tribuna a San Siro con la sua bella sciarpa bianca d’un tempo, a dedicare tutte le sue notevoli energie solo e soltanto al Grande Milan.

Noi milanisti democratici siamo tolleranti, non chiederemo mai ai fratelli dell’altra parte politica di passare dalla nostra solo per i colori rossoneri. Peggio per loro se stanno di là. E siamo così tolleranti da sopportare con pazienza che fra noi, con Pisapia, ci siano anche così tanti interisti. Perché noi del Milan siamo comunque un popolo felice: ammetterete che scudetto e sindaco in una botta sola sia una cosa che non capita tutti gli anni>.