Che sveglia magnifica, ieri mattina.  Il cielo terso, l’aria pulita, il mare appena increspato.  No, non ho portato il mare a Milano, sono io che ero a Genova. Lunedì notte, lasciata la Casa di Alex di via Moncalieri, sono salito in macchina per raggiungere Genova dove il mattino dopo avevo un processo. Mi piace correre, ma da quando ci sono i tutor evito e allora ho cenato per strada: con le due banane che mi ero portato da casa. Era stata una giornata pienissima, con il pomeriggio alTeatro Punto Zero a parlare con gli operatori sociali.
Quando parlo con chi opera sul territorio, a diretto contatto con le difficoltà delle persone, mi vengono in mente le parole del sindaco Greppi, <I poveri hanno fretta>.
E anche me viene una terribile fretta.  Sarà stata la luce di Genova, ma guardandomi allo specchio ieri mattina mi è sembrato di avere i capelli più bianchi. Mi è venuto da sorridere, pensando all’annoso problema di cui si discute dal mio barbiere, sì, sì, anche gli uomini ormai lo fanno. C’è chi insiste: bisogna tingerli. Ma và!
Che una tinta possa cambiare la vita o regalare una nuova identità è un’illusione. E poi bisogna superarla, non favorirla, questa dittatura dell’estetica. E comunque: sulla Gazzetta l’altro giorno ho intravisto
una foto recente di Mourinho.  Non potevo crederci, adesso ha i capelli bianchi anche lui.