Che regalo, ieri mattina, il sole magnifico che scaldava la neve. Sono passato al mercato della terra di largo Marinai d’Italia e, dopo aver chiacchierato amabilmente con Carlin Petrini intabarrato e nascosto sotto un cappello nero a falde larghe, ho approfittato per fare la spesa. Sono certo che Natale sarà ancora più festa, grazie allo zampone che ho potuto comprare. E poi ai patè di fegato d’oca, al taleggio, alla birra artigianale che viene dall’abbazia dei monaci cistercensi, tutti prodotti nel giro di pochi chilometri.
Eppure, quella di ieri, non è stata una grande giornata. Venerdì sera ho finito tardissimo il mio tour di incontri con i circoli del Pd. In programma ne avevo due, e tra l’uno e l’altro, sono passato alla Camera del lavoro dove c’è stata una gran bella iniziativa, una sorta di maratona per raccogliere fondi per garantire il diritto di difesa a chi non può permetterselo.
Ma l’ultima tappa, al Cam, mi ha fatto molto riflettere per la tensione, la chiusura, l’aggressività che ho colto. E per la prima volta da quando ho deciso di correre questa sfida, mi sono sentito sfiduciato. Quello che ho visto in questi miei mesi in giro per Milano mi ha fatto non solo emotivamente, ma anche razionalmente, essere molto ottimista: c’è molta energia positiva, stavolta possiamo farcela, a cambiare Milano. Con un ma: a meno che non decidiamo di farci del male da soli. E ieri, appunto, ho letto alcuni segnali che non mi sono piaciuti. Così mi è tornata in mente questa lettera che ho ricevuto qualche giorno fa. E che vi giro. E scusate se metto anche voi di malumore.

<Caro Giuliano, ti scrivo perchè sento che stiamo rischiando grosso. La situazione, dopo le primarie, mi pare ingessata e non ce lo possiamo permettere.
Se non saremo capaci di dimostrare ai milanesi la più ampia e forte unità attorno a te che sei il candidato che ha vinto le primarie, anche sacrificando e pulsioni a contarsi, per IL BENE COMUNE (ovvero costruire un progetto di città a dimensione umana, ecologica e solidale) e quindi battere dopo tanti anni la destra e la Moratti insieme agli affari e al malaffare, il rischio di perdere un’altra volta è altissimo.
Ieri, 11 dicembre, mentre, dopo la manifestazione antifascista, ripercorrevo le vie adiacenti al Duomo fino al Castello, in mezza alla fiumana di cittadini indaffarati negli acquisti natalizi, mi chiedevo: “Ma capirebbero le nostre divisioni, la prolificazione di tante, troppe liste, l’incapacità di trovare un minimo comune denominatore programmatico per migliorare Milano, le nostre autoreferenzialità?”

Poi mi sono ricordata di un’indagine commissionata dal Comune di Milano di un paio di mesi fa e svolta da SWG. Non è la Bibbia ma è bene tenerla presente perchè ci indica che vincere è davvero possibile e che non possiamo farcelo sfuggire.

Cosa vogliono i cittadini dal Comune, dal Sindaco:

1) anzitutto la maggioranza, 54%, è favorevole alle primarie di coalizione per individuare il candidato (e abbiamo già collezionato un punto)

2) tra le caratteristiche del sindaco: al primo posto onestà e trasparenza (ci siamo anche qui)

3) tra le competenze: al primo posto chiedono competenze sui problemi sociali (ci siamo anche qui)

4) tra le politiche economiche e sociali chiedono: al primo posto università e ricerca, al secondo sostegno a persone e famiglie in difficoltà, al terzo sicurezza

5) tra le politiche ambientali chiedono: al primo posto inquinamento qualità aria e salute, al secondo ex-equo con altri problemi, la riqualificazione delle aree dismesse

Non posso riportare di più, ma tutti possiamo leggere questo sondaggio sul sito della Rete Civica Milanese: PartecipaMi.it

A mio parere, anche se molti troveranno semplicistica la mia analisi, offre la possibilità concreta di concordare un programma comune con tutti quanti, partiti, associazioni, altri candidati alle primarie.
Possibile che tutte le cose logiche e finalizzate al BENE COMUNE, o interesse generale che dir si voglia, in questo triste Nord, appaiono come il libro dei sogni a cui si rinuncia sempre per il proverbiale freddo pragmatismo? Osiamo, con più coraggio e più passione. Siamo nati per un progetto politico alto, non per noi stessi>
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