Non tutto il male viene per nuocere, ed ecco che in questi giorni in cui sono costretto a stare tappato in casa, faccio delle scoperte sconvolgenti. Tutti i giorni esco presto la mattina, torno tardi la sera, non riesco mai a guardare il mio balcone. A volte mi chiedo come mai, in una città avvelenata come la nostra, quei poveri quattro vasi resistano eroicamente e ogni estate, senza essere curati, fioriscano di nuovo. E così soltanto ieri, mentre aspettavo che arrivassero i miei ospiti, ho guardato sul balcone e ho scoperto che il miracolo si ripeterà anche quest’anno: i bulbi hanno già spinto fuori le loro foglie, vuol dire che presto arriverà la primavera. Ho anche scoperto, per via di queste ore obbligate in casa, che c’è un cuculo che canta nel giardino accanto a casa mia.
Intorno a me, la primavera, comunque, è già sbocciata. Non ce l’ho fatta, ieri, ad andare alle riunioni di altri tavoli delle officine, ma sono stato in contatto con chi c’era e mi hanno detto che anche ieri l’entusiasmo, la sensazione di avere costruito qualcosa di importante, la gioia, era palpabile. Mi dispiace non aver potuto essere con voi, amici; ma sappiate che ho lavorato a casa. E non potevo invitare tutti voi, che siete sempre tanti, a casa mia. Pochi, a gruppi, sono invece venuti e abbiamo trasformato il mio salotto in una fucina. Sono proprio soddisfatto: nemmeno il virus ha fermato la corsa di questa campagna elettorale.

E’ stato quello con i rappresentanti dei sindacati degli inquilini l’incontro che più mi ha colpito e preoccupato: confermano quello che purtroppo sappiamo e cioé che esiste a Milano un drammatico problema di quelli che una volta si sarebbero chiamati ceti medi. Non è solo la povertà di sacche di emarginazione, il dramma di chi non ha e perde il lavoro, lo scippo del futuro dei giovani che non possono diventare autonomi. La realtà di oggi di Milano è invece quella di famiglie che lavorano ma che non ce la fanno più. Conferma anche che questa amministrazione vive in un mondo parallelo e quando immagina con il suo piano del territorio un milione e e mezzo di abitanti in più non si capisce come pensi di farle venire a vivere a Milano, tante persone. Non servono nuove case, tantomeno grattacieli: serve una politica della casa seria, che parta dalla realtà, non dalla fantasia di un sindaco che vive in una torre di avorio: servono case <normali> per i milanesi <normali> che qui lavorano, crescono i figli, seguono i genitori. E che non ce la fanno più.