Sono diventato sindaco, é successo sabato sera, alla sala del camino di Sesto San Giovanni. La giornata è stata impegnativa, ma alle sette di sera, il saluto degli amici di Sesto mi ha dato il buon umore: <Grazie Giuliano – è rimbombato nella sala – per noi sei già l’amico sindaco di Milano>.

Si era parlato dell’area metropolitana con alcuni assessori e con Giorgio Oldrini, il sindaco di Sesto. Pensavo, confrontandomi con loro, all’assurdità dei confini. A me sembrano assurdi anche quelli fra Stati, figuriamoci che ci sia un muro invalicabile tra Milano e Sesto… Non è stato difficile impegnarmi a essere il sindaco che realizzerà finalmente l’idea dell’area metropolitana.

Ho raccontato perché ho deciso di correre questa sfida: Milano era una città morta. Soprattutto, a Milano, la sinistra era morta. Mentre la Moratti andava in giro a fare campagna elettorale, là dove mai si era vista in quattro anni, la sinistra dormiva. Per questo a luglio ho deciso di dire “eccomi, io sono qui”. E ora, comuque vada a finire, sono soddisfatto: se si faranno le primarie, e se la città potrà confrontarsi con tre candidati apprezzati, posso dirlo senza presunzione, il merito è anche mio. La città si è svegliata, intorno vedo entusiasmo e voglia di partecipazione. Vedo anche voglia di unità.

Un segno, ad esempio, è che il mio sabato è cominciato a Volpedo, la città del Quarto Stato, uno dei più bei borghi italiani, dove ero stato invitato al convegno annuale dei socialisti e libertari. Mi hanno chiesto di essere tra loro e non ho avuto difficoltà a dire che il mio mandato, se diventerò sindaco, si collega idealmente alla grande tradizione dei sindaci socialisti del dopoguerra.

In mezzo, alla metà del pomeriggio, c’è stata la manifestazione dei precari. Nelle nostre scuole, dai prossimi giorni, quando apriranno le scuole, ci saranno in servizio 2.500 insegnanti in meno e 6000 studenti in più.
E dopo dicono, quelli che governano a Roma come a Milano, che la famiglia è il fulcro del paese.
Ma come si fa a mettere su famiglia, se nelle scuole scompare il tempo pieno?
Come si fa a costruire il futuro del Paese, se la qualità dell’istruzione cala?
Come si fa a dare una speranza a chi resta senza la certezza di un lavoro?