Ho un debito con Franco Bomprezzi. Mi aveva invitato a partecipare a un dibattito sabato sera alla festa democratica e ho dovuto dirgli di no. Sono tempi convulsi, la voglia di toccare con mano le situazioni per capirne di più, mi fa avere un calendario che sembro una star. Corro da una parte all’altra, da un mondo all’altro. E, io che odio le star, a volte sono costretto a dire dei no. Quello detto a Franco, però, mi è pesato di più. Franco Bomprezzi è il presidente della Ledha (Lega dei diritti delle persone con disabilità) ed è, come si definisce lui, un giornalista a rotelle. Un uomo che nella vita è riuscito a realizzare i suoi sogni: l’amore, il lavoro, e che combatte perché questo sia possibile anche per gli altri. Il suo esempio è grandioso. Però, ogni volta, mi chiedo quale sia il prezzo che paga. Quanto costi a lui fare quello che io posso fare con facilità, quanti siano gli ostacoli che trova sulla sua strada, quanto inadeguato sia il mondo per chi non può correre i cento metri. E mi sento in colpa: sento di avere, senza alcun merito, un enorme e ingiustificato privilegio.Ecco perché la mia azione da sindaco avrà un obiettivo: quello di costruire possibilità di uguaglianza. Non dovrà capitare che persone che non possono camminare, siano prigioniere delle barriere della città. Devono poter essere libere di andare nei parchi, fare la spesa al supermercato, andare in piscina, in libreria, nei cinema, nelle università. Servirà pensare a grandi ascensori per scendere nel metrò; a scivoli ovunque invece che a scale; alle porte più larghe, così che ci passino tutti, anche quelli che vivono in carrozzella. La città dovrà cambiare; la misura dovrà essere quella di tutti, non di alcuni. Bisogna crederci, aveva detto Franco al Teatro Litta quando è intervenuto per salutare la mia candidatura alle primarie per diventare sindaco di Milano. E se l’ha detto lui, che nella sua vita ha creduto e che ha stretto i denti, ma la scommessa l’ha vinta, dobbiamo crederci tutti. Sulla pagina facebook che mi invitava a diventare candidato, il 28 giugno aveva lasciato questo messaggio, che mi è tra i più cari: <Sto con Pisapia – scriveva – perché è una delle poche persone che a sinistra sanno unire, e non dividere; ragionare e non urlare; difendere i diritti dei più deboli mantenendo la schiena dritta… chissa, magari si torna tutti a impegnarsi un po di più>.Andate sul suo blog, vale la pena di leggerlo.