Siete mai stati a Villa Pallavicini? Se no, dovete andarci per forza. Il posto è incredibile: una villa dall’atmosfera antica, con le colonne, il giardino e l’acqua della Martesana che scorre davanti. Quattordici anni fa, Maresa e Emanuela, stanche di vedere un cartello “affittasi” e il degrado che avanzava, hanno messo in piedi il progetto dell’associazione culturale di promozione sociale Villa Pallavicini e il risultato è questo qui. Un luogo dove si fanno mille iniziative e dove la gente riesce a incontrarsi, parlare, mangiare qualcosa, divertirsi insieme. Sono fortunato: per far sembrare il posto incantato, giovedì gli organizzatori hanno pensato anche a far spuntare la luna piena!
La sala dove ho incontrato le persone che vogliono costruire il Comitato della Zona 2, sembra il salotto di casa di una vecchia zia, mancano solo i plaid sulle poltrone. Ci sono molti giovani, coinvolti in questa campagna; stasera per la prima volta l’età del pubblico è più o meno la mia e i temi che mettono sul tappeto sono impegnativi. Qua dietro c’è il campo rom di via Idro e siamo a due passi via Padova. Qui le persone parlano di questioni che vivono sulla loro pelle, eppure mi chiedono: come contrastare la cultura leghista che ci ha imbarbarito? Qui è nato il progetto di integrazione che potrà diventare un modello da esportare; qui si chiedono regole, certo. Ma qui si sa che il rispetto delle regole si può chiedere a chi ha dei diritti. Cesare Moreschi, che conoscevo quando era il capo dei gloriosi metalmeccanici milanesi, presidente di <Vivere in Zona 2>, racconta che il clima che coglie quando va al mercato, tra la gente, è molto positivo: dice che sono tutti stanchi del berciare della destra. Anche perché le grida, dai tempi del Manzoni, non hanno mai risolto i problemi. Dal pubblico ho ricevuto un augurio che tengo molto caro: <But baxtalé>. Mi hanno spiegato che in lingua rom vuol dire <buona fortuna>.

Quando abbiamo finito mancava poco a mezzanotte. La luna piena si rifletteva sull’acqua. Mi chiedo come si faccia a definire un posto come questo – vivo, colto, intelligente – una periferia. Questo non solo è un luogo bellissimo, ma è il civilissimo centro di questo pezzo di Milano.