Hai tre modi per cambiare la città. Qui però ci vorrebbe una fotografia, perché descrivere con le parole il volantino che ha preparato il comitato di zona 3 non è abbastanza. Ci provo, comunque: allora, il primo modo è illustrato da una cinquecento con il portapacchi carico di tutto, dalle piante dell’ appartamento alla lavatrice (ovvio il significato: andarsene); il secondo da un uomo vestito in giacca e cravatta che infila la testa sotto la sabbia; il terzo sono io, la mia faccia e lo slogan <scelgo Giuliano Pisapia sindaco X Milano>. Deliziosi, quelli di zona 3! Mi hanno raccontato delle riunioni che hanno fatto per preparsi al nostro incontro di domenica, dicono che si sono molto divertiti, e il risultato ne è una prova evidente. Hanno scritto: vuoi sapere chi è, vuoi conoscere il suo programma, vuoi sapere perché noi lo abbiamo scelto? E hanno dato un indirizzo: vieni con noi, ci troviamo tutti i lunedì alle 20.45 al Circolo Arci di via Pascoli. Questo modo di fare la campagna elettorale mi mette l’argento addosso: la voglia di partecipare, gli incontri col sorriso, la passionaccia che salta fuori e dà la carica… mi pare di tornare indietro ai tempi in cui la politica non era un groviglio di interessi, era lottare per le tue idee e mettere al primo posto il bene comune. Chiamati da un volantino così, sono arrivati in tanti, alla libreria di via Lomellina, a chiacchierare sul libro che ho scritto (si intitola <Cambiare si può>: compratelo al mio comitato elettorale, ogni copia è un piccolo contributo alla divulgazione dei nostri progetti) e che è il mio diario elettorale. Lì dentro c’è tanto da cui pescare, e non la finivamo più di raccontarcela. Era così piacevole il colloquio, che ho saltato gli spaghetti al pomodoro che mi aspettavano a casa e sono corso alla manifestazione delle donne.

Mamma mia, che bella cosa! Non solo c’erano tantissime persone, è che erano bellissime persone e con questo intendo persone vere. Famiglie coi bambini, mogli e mariti sottobraccio, gruppi di amiche, anche gruppi di amici. Il titolo era proprio azzeccato: se non ora, quando? Se non ora che è apparso evidente che il presidente del consiglio ha voluto fare posto come consigliere regionale alla signora Minetti perché era la sua fidanzata (sono un avvocato, e come vedete mi attengo alla tesi difensiva); se non ora che si è visto come la politica sia inquinata da rapporti personali, quando è ora di dire basta? L’hanno detto in tantissimi, per fortuna. Non l’ha detto Formigoni, che dovrebbe spiegare perché ha subìto il diktat del premier; non l’ha detto il sindaco Moratti che non si indigna neanche un po’ dopo tutto quello che è accaduto. Mi sono commosso quando dal palco hanno fatto il mio nome e la risposta è stata un boato. Lungo la strada per raggiungere piazza Castello ho stretto centinaia di mani, salutato centinaia di persone; di nuovo ho visto la voglia e il bisogno di cambiare. E di nuovo ho pensato che non deluderò tutte queste aspettative: insieme a voi ce la faremo, sarò il vostro sindaco. Poco più tardi, a cena, l’ho raccontato anche a Romano Prodi: una nuova politica italiana partirà da qui, dalla capitale morale del paese. Se tutti ci daremo una mano, stavolta ce la faremo davvero.