Non ci posso credere, sono già passati sei mesi dal giorno in cui ho presentato ufficialmente la mia candidatura al Teatro Litta.
I sei mesi più emozionanti e densi, probabilmente, di tutta la mia vita.

Da quel 12 luglio, che resta e resterà sempre ben scolpito nella mia memoria, sono successe talmente tante cose, ma i ricordi di quel pomeriggio sono indelebili.
Una sala gremita, con centinaia di persone anche nel foyer e nel cortile del teatro, a confrontarsi parlando di politica e pensando a come poter migliorare la nostra città.
Lì, esattamente sei mesi fa, la mia speranza di poter essere protagonista, e al tempo stesso gregario della diffusa voglia di cambiamento che si avvertiva nell’aria è diventata qualcosa in più di una speranza. Da allora ne è passato di tempo.

C’è stata l’estate, trascorsa in giro per la città ad ascoltare tutti quelli che volevano voltare pagina. Poi c’è stata la campagna elettorale per le primarie, una cavalcata impensabile e, alla fine, trionfale.

Quanti incontri ho fatto, con quante persone mi sono confrontato, quanti quartieri ho visitato.

E adesso, eccomi qua, in ballo per diventare sindaco di Milano.
Se qualcuno me lo avesse detto in quel pomeriggio di luglio, lo avrei preso per matto. La strada da fare è ancora lunga e molto tortuosa, ma voglio credere che nessuno obiettivo possa essere precluso, e mi viene facile ogni volta che col pensiero ricordo quel pomeriggio di sei mesi fa.

Ora il destino della città è nelle nostre mani, e abbiamo, tutti, una grande responsabilità. E’ un’opportunità che non possiamo permetterci di perdere, e perché questo accada è necessaria una sola condizione: dobbiamo restare uniti, evitare di cadere nelle trappole di chi vuole creare divisioni all’interno del nostro fronte.
L’entusiasmo che le primarie hanno creato deve essere il punto di partenza di una innarestabile valanga che ci porterà a conquistare Palazzo Marino. Tutti i proclami all’unità che con forza, assieme agli altri candidati, ho portato avanti fino al 14 novembre, sono ancora validi e, se possibile, ancora più forti di prima. Troppe volte la sinistra ha perso per divisioni, liti, incomprensioni interne. Da parte mia vi prometto che non accetterò che anche questa battaglia, quella che i milanesi che vogliono cambiare hanno affidato a me, venga rovinata.