Una serata ideale da trascorrere in casa. Sì, ma dal 12 luglio, da quando ho deciso di lanciare il cuore oltre l’ostacolo e mi gioco il tutto per tutto per diventare sindaco di Milano e sottrarla al centrodestra, chi ci è più riuscito a passare una serata in casa? Conosco bene la città, ci sono nato e vissuto sempre; però quello che sto facendo adesso è cercare di raccogliere i suggerimenti della gente. Capire dalle persone di che cosa – ora – sentono il bisogno; avere da loro una road map di quello che dovrò fare. Di quello che, noi di sinistra, insieme, dovremo fare.

Il caso ha voluto che proprio ieri, serata anche di partita dell’Italia, saltasse l’incontro che avevo programmato e alle nove e mezza della sera mi ritrovassi libero. Libero di fare quattro passi, di togliere la giacca e di sprofondarmi, finalmente!, sul divano.

Confesso che questa è una delle mie perversioni: invece che a tavola, mi piace da morire pranzare seduto sul divano. Sarà che arrivo alla sera stremato,  ma mangiare senza dover essere costretto a stare composto – come ci insegnavano da bambini: <stai composto, a tavola!>  – è una delle cose che mi rilassa di più.  Non sempre mi è concesso: ma in questi mesi anche la mia vita familiare si piega al mio impegno politico e, ammetto, sono molto tolleranti. Dunque la serata è andata proprio come piace a me: un bicchiere di prosecco per aperitivo, un piatto di pasta, del formaggio di un alpeggio della Val Formazza e una créme caramel. Sarà che non facevo un pasto casalingo da settimane, ma la puttanesca di ieri sera superava tutte quelle che ricordo. La nostra ricetta è semplice: acciughe e un profumo di aglio, quindi i pelati e le olive nere (ma, attenzione, devono essere quelle al forno) insieme ai capperi. Una bontà.

Intanto Prandelli faceva correre la sua nuova Italia. Naturalmente verso la vittoria. E ci mancava altro, visto chi era l’avversario. Comunque mi pare che la nazionale abbia cominciato un percorso diverso, che porterà a risultati differenti da quelli che abbiamo appena patito in Sudafrica. Ho pensato – ed eravamo al dessert – che lo sport insegna molte cose e che la lezione dei mondiali va tenuta in grande considerazione: hanno vinto le squadre, hanno perso le stelle solitarie.

Sono andato a dormire con un bel pensiero: se riusciamo a fare così anche a Milano, mi sono detto; se riusciremo a giocare tutti insieme, ce la faremo. Sì, sono sicuro.

Un’altra Milano è possibile.