Oggi torno a scuola. Liceo Berchet, il mio vecchio, caro, ginnasio. Seggio 164. Quanti ricordi… Eppure da tanto tempo non andavo a votare con così tanto buon umore. Venerdì notte, dopo quella piazza del Duomo che nessuno ricordava così bella e così piena, ero troppo felice e ho dovuto raccontarlo a tutti quelli che hanno cominciato insieme a me questa avventura. Siamo andati sulla luna con un aeroplanino di carta, ho detto loro. E’ vero. Abbiamo fatto una cosa straordinaria. La nostra ricchezza sono le persone. E la mia ricchezza sono stati tutti quelli che hanno creduto in me.
Ieri sera ero ad Assago, al concerto di Jovanotti. Quanta gente mi ha fermato per dirmi proprio questo: che la città è rinata, che a Milano si respira già aria fresca, che c’è entusiasmo, voglia di cambiare, passione civile. E’ proprio vero: il più grande spettacolo dopo il Big Ben siamo noi. Dunque non è un’impressione soggettiva…
A proposito di ricordi: nel pomeriggio ero in corso Buenos Aires quando una familiare si è accostata per parlarmi: dentro c’erano cinque bellissimi bambini che mi sono saltati incontro dicendo <ma tu sei un amico del mio papà>. Cinque figli, che famiglia meravigliosa; un po’ com’era la nostra. Noi avevamo la Multipla perchè dove altro potevano starci sette figli?
E poi oggi voglio fare da qui gli auguri a un amico prezioso. Riccardo, pensa il caso: oggi che comincia a cambiare l’Italia è la festa del tuo compleanno. Insomma, la festa, noi, cominciamo già a farla oggi. Auguri, amico mio. E: auguri, Milano.