Una delle mie grandi passioni, che purtroppo ormai da mesi, per mancanza di tempo, non riesco a esercitare, è quella per lo sport.

Non sono mai stato un grande patito di quelli professionistici, preferisco dire pallone piuttosto che calcio, bicicletta invece che ciclismo, ma ho sempre fatto volentieri una partita o una sgambata la domenica.

In ogni caso il mio elemento naturale, se parliamo di competizioni, è l’acqua: ho sempre nuotato e mi sono spinto, per un paio d’anni, fino alla serie C di pallanuoto. Uno sport poco considerato, almeno nella nostra città, ma circondato dalla passione dei praticanti. Così come tantissime altre discipline, poco curate a livello comunale, e che spesso per andare avanti, devono fare affidamento unicamente sulla passione degli amatori.

Ieri sera sono stato a un convegno sullo sport e la sala in cui sono entrato era colma di persone e di passione. Accanto a quelli che passano la domenica pomeriggio a vedere il calcio a San Siro, c’erano quelli che insegnano il pallone il martedì a Porto di Mare; e con loro quelli e quelle che passano il giovedì sera in via Gallura a fare piroette e avvitamenti, i miei amici e amiche pallanotisti, qualche ciclista milanese e tanti praticanti e appassionati, giovani e meno giovani, donne e uomini, di moltissimi sport.

Mi sono trovato davanti una grande sala, con centinaia di persone che si occupano tutti i giorni di questo tema, con grandi difficoltà a gestire impianti vecchi, mancanza di spazi idonei, poche risorse e pochissimi aiuti da parte dell’amministrazione comunale. Ho ascoltato le loro proposte, ho compreso la voglia di restituire a Milano il posto in prima fila che le spetta, con la passione e l’entusiasmo che possono mettere a disposizione dei ragazzi o dei meno giovani.

All’inizio della serata ho dovuto poi anche premiare! Mi sto abituando ormai: l’altro giorno le targhe alle cuoche dell’Ortica, ieri le medaglie ai vincitori di un torneo scolastico. Ero quasi emozionato, e insieme felice di condividere con loro il piacere di un riconoscimento della città ai loro figli.

Mi fa piacere ricordare un ultimo aneddoto: la premiazione doveva avvenire alla fine della serata, ma decine di persone erano fuori dalla sala, per mancanza di posti a sedere. Gli organizzatori hanno pensato così di anticiparla per fare in modo che i ragazzi potessero tornare a casa e lasciare il posto a chi era fuori.

La città che ho in mente è esattamente così: ci dovrà essere lo spazio per tutte le persone e per tutte le passioni, sportive e non, che abbiano la voglia di esistere ed esprimersi.