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Mancano due settimane

Mancano solo due settimane… Denso di impegni, questo sabato l’ho dedicato alla zona 2.

Primo appuntamento stamattina al quartiere Adriano, i comitati dei cittadini mi hanno invitato a visitarlo insieme a loro: niente assemblee con interventi e domande, questa volta, ma una lunga passeggiata–staffetta in cui i rappresentanti dei diversi gruppi si sono alternati ad accompagnarmi in giro. E a raccontarmi.

Siamo all’estrema periferia nord-est di Milano, dove il nuovo insediamento sull’area ex Marelli è cresciuto in fretta, mi spiegano; i primi abitanti sono arrivati lo scorso anno e ora se ne contano già duemila. Mi guardo intorno, palazzi e grattacieli nel deserto: a parte le case manca tutto, il centro commerciale, gli impianti sportivi, i mezzi pubblici. La costruzione della promessa metrotramvia 7 è interrotta. Per le strade, intervallate da spazi sterrati, ci si trova po’ disorientati, le targhe sono provvisorie, numeri civici assenti. Tutte le persone che incontro oggi chiedono la stessa cosa, “basta progettare e costruire edifici senza pensare contemporaneamente ai servizi e alle infrastrutture!”. Anche le scuole sono ancora da costruire, qui. Mi si avvicinano genitori con bambini in carrozzina, “speriamo di poterli mandare alle Medie nel quartiere, quando crescono…”. Perché per il momento una scuola media non c’è.  Le mie “guide” mi aprono davanti mappe, quello che c’è e quello che ci dovrebbe essere… Mi indicano percorsi, piste ciclabili da completare, aree verdi da organizzare, proposte per migliorare la viabilità.

D’altra parte, chi può conoscerle meglio di loro, le soluzioni? Ecco perché è fondamentale ridare autorevolezza ai consigli di zona, farli diventare municipalità dove decide chi vive i problemi da vicino. Non più periferie ma tanti centri, questa la Milano che immagino. Solo conoscendo i posti uno per uno si trovano le occasioni per imparare cosa serve veramente.

Anche al mercato rionale di via Trasimeno incontro tanta gente, ci sono domande e richieste, devo prendere appunti per non dimenticare niente; in molti però ci ringraziano di essere ogni giorno nelle strade per parlare, ascoltare . Mancano due settimane al voto, ora, ma io lo sto facendo da giugno e devo dire che questa è la parte più bella. Perché per tornare ad avere fiducia nella politica, i cittadini devono sentirsi soprattutto coinvolti in un progetto.
Abbiamo camminato due ore, alla fine. Ultima tappa è piazza Costantino, vecchio centro di Crescenzago. Un saluto ai nostri volontari che proprio stamattina hanno inaugurato la pagoda; e poi agli amici dell’Anpi, che nella storica sede mi aspettano per un aperitivo.

La giornata non è finita, però… Giusto un paio d’ore di sosta e nel pomeriggio sono di nuovo in via Padova, per la festa dei bambini organizzata dall’associazione “Amici del parco Trotter”. Ci sono stato diverse volte, al Trotter, negli ultimi mesi, ci torno sempre con molto piacere. E’ un posto bellissimo, un’oasi verde che rappresenta una risorsa per tutta la città e che meriterebbe di essere valorizzata di più. All’interno di questo complesso scolastico, frequentato ogni giorno da centinaia di ragazzi, un luogo di cultura che fa parte della storia di Milano, ci sono edifici da ristrutturare e riqualificare; potrebbero essere adibiti a nuove destinazioni, aperte al territorio. I progetti ci sono, attendono solo di essere realizzati; così come è sempre grandissimo l’impegno da parte dei genitori e degli insegnanti. Le difficoltà pratiche (ed economiche) esistono, inutile negarlo, però ancora una volta sono le persone a fare la differenza, le persone che si mettono in gioco pensando agli altri. Una cosa che riscontro ogni giorno ovunque vada, e riesce sempre a trasmettermi entusiasmo.

C’è un limite

Sono stato a Genova, dove, guidato dall’assessore alla cultura, ho visitato la città dei bambini e dove di nuovo, se fosse servito, mi sono convinto che una buona aministrazione può fare molto per il benessere dei suoi abitanti. Poi – come ogni giorno – gli appuntamenti uno di seguito all’altro: il Cral del Comune, la festa di Primavera in quell’oasi meravigliosa che è il Vivaio delle sorelle Riva, le polpette della Ciccilla e ancora le telecamere di Milanow. Giornata magnifica, non fosse che a metà pomeriggio il cielo è diventato scuro e le agenzie hanno battuto una dichiarazione.

In genere le stupidaggini mi fanno ridere; stavolta confesso che mi hanno fatto andare su tutte le furie. Penso che solo gli stolti o quelli in malafede possano scambiare la buona educazione e la gentilezza per debolezza. Nel mio slogan, <la forza gentile>, io mi riconosco in pieno e non ho alcuna intenzione di cambiare modo di fare. La volgarità, la sguaiatezza, l’inciviltà, non mi avranno; né – ho troppo rispetto per i milanesi -accetterò di trasformare questa campagna elettorale in un ring. Per vincere mi basta restare attaccato alla realtà: alle cose non fatte, alle promesse non mantenute, ai pasticci combinati, alle liti, agli sprechi, alla manifesta incapacità, insomma, di governare.
Però non posso lasciar correre le improvvide parole di Letizia Moratti. Dicevo che solo un ignorante può sostenere che io sarei un rappresentante della <sinistra forcaiola> e solo una persona che ha perso la testa può dire di me che in materia di giustizia sarei <un esempio di incoerenza e di scorrettezza morale>. La Moratti parla di cose che non sa e chi gliele fa dire stavolta ha davvero esagerato.  Poveretta, dice a me che la presunzione di innocenza è uno dei caposaldi del nostro stato di diritto… vada a leggersi i miei libri, oppure il mio progetto di codice penale. Lei, piuttosto, dovrebbe spiegare ai molti che ne sono rimasti sconvolti, e non solo tra i cattolici, come fa a sopportare in silenzio i comportamenti dell’uomo che ha voluto capolista del suo partito. Quell’attitudine a trattare le donne come passatempo per il guerriero stanco;  il disprezzo, le contraddizioni e le bugie. Una giornalista americana è venuta a fare un’inchiesta per una testata importante: cercava di spiegare agli americani – che sono attoniti – come sia possibile trangugiare certi comportamenti. Ha voluto intervistare anche me, l’avvocato che ha sconfitto in tribunale Silvio Berlusconi e che non ha mai usato quegli argomenti per combatterlo sul piano politico. Non so se è riuscita a trovare una risposta…

La Festa della Liberazione

Un 25 aprile in strada, da Porta Venezia a Piazza Duomo.
Per me il 25 aprile è così ormai da quarant’anni, quasi cinquanta. Fin da quando ero ragazzino il giorno della Liberazione è uno dei più importanti, dei più sentiti dell’anno. L’ altro giorno mi ha fatto sorridere una ragazza, che mi si è avvicinata e timidamente ha chiesto “Ma lei, avvocato, cosa farà il 25? Sarà in strada con noi?”. Forse avrò fatto la figura del maleducato, ma mi è venuta una risata spontanea: “Certo che sarò in piazza, così come l’anno scorso, e quello prima, e dieci, venti o trenta anni fa…”.
Di sicuro però è stata una giornata diversa, rispetto a quella dell’anno scorso e di quello prima e di dieci, venti o trenta anni fa: oggi c’erano tantissime persone che scandivano il mio nome, che mi volevano stringere la mano, che con le loro parole mi davano ancora più forza e convinzione di quelle che, giorno dopo giorno, sto maturando. E che emozione ho provato in Piazza San Babila.
La strada era tracciata da due ali di folla che, al mio passaggio, applaudivano e mi incitavano. Farà ridere, ma l’atmosfera mi faceva venire in mente quella dei colli dolomitici quando al Giro d’Italia passano i campioni del ciclismo, ed oggi la maglia rosa ero io.
Corso Venezia, Piazza San Babila, Corso Vittorio Emanuele e poi Piazza Duomo: mi ripeterò, ma anche oggi quante belle facce ho visto in giro, quante facce che si guardano indietro sì, ma solo per slanciarsi in avanti con più forza e più vigore. Rispetto agli altri anni un’altra cosa mi ha fatto effetto: spesso, ed io ne ero scontento, il 25 aprile diventava una manifestazione contro, oggi non era così. Oggi è venuta fuori, una volta di più, la grande voglia di cambiamento che si respira quasi dappertutto nella nostra città. I discorsi negativi e distruttivi erano minimi rispetto al coro di voci convinte di potercela fare e che già progettavano il futuro.
C’è stato un episodio poi, che racconto ridendo a denti stretti. Da qualche giorno un camper gira per Milano con a bordo alcuni bravissimi volontari che spiegano il programma e distribuiscono il materiale, ed oggi lo hanno portato in corteo. “Sali sul tetto, Giuliano, sali”, mi incitavano i ragazzi quando mi hanno visto nei paraggi. Allora sono salito, e vedere la folla da lassù è stato bellissimo: un fiume di speranza e di concretezza pronto a conquistare Milano.
Tutto troppo bello, e infatti ecco l’inghippo: i gradini della scala per salire sul tetto erano talmente piccoli e stretti che un paio di volte ho rischiato grosso di volare.
Che spavento, ma soprattutto, che 25 aprile!