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Partecipate!

Mi hanno detto che la cena (era di finanziamento, lo scopo era raccogliere fondi per la campagna) è stata ottima e la compagnia, questo posso confermarlo di persona, lo era altrettanto.  Quanti amici, domenica sera, al Tempio d’oro. Silvio e Milly sono venuti apposta da Piacenza, per partecipare in prima persona a questa fantastica sfida elettorale: grazie! mi dispiace solo che non votiate qui… ma tutti gli altri, sì, lo fanno e hanno promesso che lavoreranno duro. Ognuno cercherà di convincere dieci persone a votare per me perché è questa, adesso, la nostra missione: convincere i delusi e gli scontenti.
Uno dei partecipanti, furibondo per lo show mattutino del presidente del consiglio, mi ha regalato un libricino intitolato Indignatevi!, un pamphlet scritto dal partigiano francese novantenne Stéphane Hessel. Condivido; però per questa nostra campagna elettorale io preferisco un’altra parola d’ordine: partecipate! L’indignazione, da sola, non fa vincere le elezioni e noi abbiamo un compito troppo importante, quello di dare un futuro a Milano. Alla nostra città alla quale l’incapacità, le liti, la chiusura, la miopia, la rete opaca di interessi, hanno rubato il futuro. Una città dove – e scusate la citazione – perfino i passeri tossiscono. Una città che noi sapremo amministrare e sapremo far rinascere. Prima, però, dobbiamo vincere e per vincere c’è bisogno della partecipazione di tutti.
La cena, dicevo, era ottima, ma io ho fatto in tempo a ingurgitare soltanto delle crespelle con taleggio e trevisana e a mezzanotte, dopo aver finito di parlare, ad addolcirmi con una mousse al cioccolato. Il fatto è che sono arrivato tardi, erano le dieci passate, e per fare in tempo a incontrare i miei sostenitori ho dovuto abbandonare un altro impegno. La giornata era cominciata presto e ho fatto così tante cose che me ne  ricordo solo alcune: il passaggio alla libreria Centofiori di piazzale Dateo dove da mesi c’è il mio libro – Cambiare Milano si può, un titolo che è un auspicio – in vetrina. Poi la corsa a Ponte Lambro, al Parco di Trenno e a Bruzzano, a salutare il comitato di zona 9. E da metà pomeriggio mi sono infilato in una riunione di staff, perché c’è anche questo dietro una campagna elettorale.
Noi la domenica cerchiamo di fare il piano della settimana, di analizzare i punti più importanti, di sciogliere le criticità. Il dietro le quinte è una fatica immensa e alle dieci, quando io ho raggiunto gli amici al Tempo d’oro, eravamo solo alla metà. Tanto che poco prima dell’una, quando – dopo le crespelle, i discorsi, le risposte alle domande, la mousse – sono ripassato dal mio studio, i <miei> erano ancora là. A disegnare i progetti per l’ultimo chilometro.

Sempre e ovunque, finché posso!

Mi dicono che domani sarei a un pranzo elettorale. E mi dicono che ieri sera avrei dovuto essere a un aperitivo per la campagna elettorale. Leggo che lunedì sarei a un flashmob e ricevo una mail secondo la quale martedì sarei al Boccascena Café. Mercoledì mi danno in tre posti diversi… sugli inviti leggo il mio nome <con noi ci sarà Giuliano Pisapia>. Scusate, ma sento il bisogno di chiarire una cosa che forse non tutti realizzano:  non ho il dono dell’ubiquità. Ormai mi conoscete, mi piace incontrare le persone e ascoltare le loro voci, è questa la parte della campagna che mi piace di più; e per questo faccio di tutto per correre da un posto all’altro a parlare con questi e con quelli. Da giugno non faccio vacanza; diciamo che, nonostante sia appesantito, il fisico tiene e l’adrenalina dev’essere l’additivo che mi carica a molla anche per quindici ore di fila. Tra incontri, dibattiti, interviste, riunioni, anche semplici passeggiate nei quartieri e passaggi nelle case, la mia è una giornata senza respiro, contrassegnata dall’overbooking continuo. Per questo voglio chiarire: non posso essere sempre e dovunque. Non posso fare più di quello che faccio. Non posso essere dove molti, nello stesso momento, vorrebbero che fossi. A Milano faremo i miracoli, questo è sicuro; ma il miracolo di essere contemporaneamente in più posti diversi quello no, io non sono e non sarò in grado di farlo. Se volete sapere dove sono davvero – in un posto alla volta – guardate il mio sito; e non prendetevela con me se altri mi fanno apparire in teatri diversi.
Dicevo: ieri sera mi davano a un aperitivo e invece io ero in via Monte Oliveto, alla Cooperativa Ponte Lambro, alla conferenza tra tutti i partiti del centrosinistra di zona 4. Andrea Di Stefano, la voce che parla di economia a Radio Popolare, mi ha fatto molte domande e poi la parola è passata a voi, ai cittadini. Mi ha colpito che i primi cinque interventi siano stati di donne… E mi ha colpito che sotto quel tendone non ci fosse pace: o per colpa dell’aria condizionata faceva un freddo terribile o per colpa del riscaldamento si scoppiava dal caldo. Climatizzazione volubile, imprevedibile… ma è stato l’unico neo della serata. Rispondendo ad Agnese ho potuto dire una delle cose in cui credo di più: la scuola pubblica è un bene costituzionale e sulla sua difesa non si può tornare indietro di un passo. A una ragazza di 24 anni, che è candidata al consiglio di zona, ho raccontato che i giovani come lei, questa volta, sono in prima linea: moltissimi stanno lavorando con i loro linguaggi, i loro network, i loro metodi. E poi ho detto quello che in fondo ha ispirato questo post: un sindaco non può permettersi di non mantenere gli impegni. A cominciare dai piccoli – la presenza nei luoghi dove ha confermato la sua presenza – fino ai più grandi – la realizzazione di quello che ha promesso di fare. Istruttivo, da questo punto di vista, il libro dei sogni irrealizzati della Moratti: leggetelo, e divulgate. E’ un elenco di pubblicità ingannevole.

Il manifesto della campagna siete voi!

Mi dicono: non ci sono manifesti di Pisapia, in giro. Ragazzi, il manifesto sono io, in carne ed ossa! E il manifesto siete voi, tutti quanti!
Ogni giorno che passa marca sempre più la differenza di questa campagna elettorale: di là ci sono i litigi, i programmi non realizzati, i capolista-civetta e ci sono tanti soldi. Di qua c’è l’accordo più vasto tra le forze politiche mai raggiunto in vent’anni, la passione di tutti e pochi soldi. Non è che non ci piacciano, i manifesti: è che gli spazi costano molto e noi – un po’ siamo costretti e un po’ pensiamo che sia giusto così – non possiamo spendere montagne di euro. Noi, però, stiamo facendo un miracolo.
Questa è una campagna nuova
; o, se volete, una campagna vecchio stile. Noi consumiano le scarpe; noi andiamo ad ascoltare le persone nei luoghi dove vivono e lavorano, noi siamo ricchissimi di iniziative, entusiasmo, fermento. Noi siamo un modo nuovo di fare politica, noi siamo davvero l’alternativa – e lo dico in senso culturale – al berlusconismo.
Tutti quelli di voi – e sono tanti – che hanno partecipato a qualche iniziativa lo hanno visto con i propri occhi. Ovunque, a qualsiasi ora, partecipano moltissimi cittadini. Non se ne stanno in casa a guardare la tivu; escono per venire a incontrarci e a parlare con noi. Non si fanno abbindolare da slogan fasulli e irreali; vengono a fare proposte. Non si accontentano del mondo di plastica che qualcuno racconta come fosse vero; ci aiutano a capire la realtà e ci suggeriscono come migliorarla. Dobbiamo essere orgogliosi della nostra campagna e convinti: stiamo lavorando insieme per cambiare. E non cambieremo solo Milano.