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Piccole storie di democrazia partecipata

E’ sabato. E l’Officina lavora. Stamattina il caffè’ caldo era pronto gia’ alle 9.30 all’Arci Bitte di via Watt. E dopo neanche 1 ora oltre 100 persone del mondo della creatività’ e della cultura erano sedute intorno a 8 tavoli di lavoro. Hanno fissato gli obiettivi, le linee guida per Milano, la cultura e la creatività.

C’era un clima splendido, una curiosità dell’ascolto, un desiderio di condividere senza personalismi, mettendo a disposizione degli altri le proprie competenze. Persone che non si conoscevano, dopo poco tracciavano insieme i piani e disegnavano il cammino verso la costituzione delle reti della culturali. Si e’ parlato di milano città interculturale, del capitale sociale, del desiderio culturale, della Milano che si autoproduce e si promuove. Poi, alle 13 pausa pranzo. Pasta alla Norma, vino rosso e bruschette. Una festa di sorrisi.

E poi di nuovo al lavoro per il rush finale. Prima di sera c’erano più di 50 proposte concrete per fare di Milano una citta’ con la. Cultura al centro a far da bussola dell’Innovazione. E prima di lasciarsi alla fine dei lavori, una promessa: l’Officina della cultura continuerà’ il suo cammino di proposta e coloro che ci lavorano saranno ambasciatrici e ambasciatori in prima persona del progetto per la Cultura e la Creatività attraverso tutta Milano. Grazie a tutti, veramente.

I variegati sapori della solidarietà

Zighinì, encilada, quinoa. Sono due giorni che mi capita di mangiare cose buonissime. E pazienza se non riesco più a fare la spesa e il mio frigo è completamente vuoto. Sul treno della Fiom, il viaggio verso Roma, è stata una festa: ho mangiato la torta di mele più buona della mia vita. E se lo dico io che sono il re dei golosi, che davanti a un dolce non riesco a fermarmi, è davvero un complimento. Ma c’era di tutto: teglie di lasagne, torte salate, perfino termos di negroni sbagliato. C’erano famiglie intere, su quel treno, mariti, mogli e bambini; e chi non è venuto ha mandato le cose buone preparate a casa, perché le ore del viaggio fossero, appunto, una festa. Era come se un pezzo di società di fosse ricomposta. Ma ha fatto venire in mente, di nuovo, il Quarto Stato: cittadini in marcia verso un futuro migliore.
Ma è anche il banchetto di ieri, alla Casa della Carità, quello che voglio raccontare. (altro…)

Il domani, oggi.

Una grandissima Giulia Lazzarini ha portato in scena, al Piccolo di via Rovello, uno spettacolo di Renato Sarti, <Muri>. E’ la storia di cos’era il manicomio quando esistevano i manicomi, cioé prima della legge Basaglia. La Lazzarini è sola in scena e parla con il pubblico: racconta di se stessa, infermiera dei matti a Trieste, di quello che ha fatto e di quello che ha visto fare. Racconti atroci: camicie di forza, dosi massicce di psicofarmaci, persone lobotomizzate, sottoposte a elettroshock. Persone umiliate, svuotate. Il dialetto triestino è dolcissimo, e quasi stride con l’orrore dei racconti. <Da vicino nessuno è normale>, ho ancora scritto su una maglietta che ho preso proprio a Trieste, all’inizio della rivoluzione di Basaglia.  Sono riuscito a rubare un paio d’ore nella mia corsa di candidato per non perdere quella che si annunciava come una lezione di civiltà. (altro…)