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Gli invisibili

Vi avevo già detto, di ieri sera. Ma voglio tornarci sopra perché è stata la serata più emozionante della mia campagna elettorale. Questa campagna sono dei fili che si tendono, e poi si annodano, si ritrovano, formano una trama. Un tessuto prezioso. Avevo già incontrato le donne e gli uomini della cooperativa La cordata, e adesso eccoci qui, di nuovo insieme, e stavolta anche insieme a chi vede in me – nel futuro che potremo costruire – la speranza di una città più giusta. La regia è emozionante: il filmato di una partita di basket in carrozzella. Le interviste ai protagonisti. Dice un ragazzo: Era sabato sera, ho fatto un incidente in macchina… Un altro aggiunge: se tornassi indietro, vorrei rifare tutto, anche l’incidente; perché adesso sono una persona meno tormentata. Valentina, la voce suadente, è un’ attrice, legge una lettera meravigliosa: è di Nenette, la mamma di un ragazzo che vive sulle ruote e che la burocrazia vessa perché vuole essere sicura che non rubi l’assegno di accompagnamento.
Franco Bomprezzi, che, anche lui, vive su una carrozzella, racconta di sé: Quando si vive una situazione sulla propria pelle, dice, non ci si può tirare indietro. Lui racconta di averci provato. Ha cominciato a fare il giornalista a Padova e l’aveva messo bene in chiaro: voglio occuparmi di cronaca nera, non voglio occuparmi di disabili. Mica le giornaliste devono occuparsi solo di donne… Come disabile, voleva essere invisibile.

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Quando dire no rafforza un impegno…

Ho un debito con Franco Bomprezzi. Mi aveva invitato a partecipare a un dibattito sabato sera alla festa democratica e ho dovuto dirgli di no. Sono tempi convulsi, la voglia di toccare con mano le situazioni per capirne di più, mi fa avere un calendario che sembro una star. Corro da una parte all’altra, da un mondo all’altro. E, io che odio le star, a volte sono costretto a dire dei no. Quello detto a Franco, però, mi è pesato di più. Franco Bomprezzi è il presidente della Ledha (Lega dei diritti delle persone con disabilità) ed è, come si definisce lui, un giornalista a rotelle. Un uomo che nella vita è riuscito a realizzare i suoi sogni: l’amore, il lavoro, e che combatte perché questo sia possibile anche per gli altri. Il suo esempio è grandioso. Però, ogni volta, mi chiedo quale sia il prezzo che paga. Quanto costi a lui fare quello che io posso fare con facilità, quanti siano gli ostacoli che trova sulla sua strada, quanto inadeguato sia il mondo per chi non può correre i cento metri. E mi sento in colpa: sento di avere, senza alcun merito, un enorme e ingiustificato privilegio. (altro…)